Whistle Down The Wind<small></small>
Americana − Folk

Joan Baez

Whistle Down The Wind

2018 - Bobolink / Proper
22/04/2018 - di
Come spesso avviene quando di mezzo c’è un signore come Joe Henry a fungere da produttore, è piuttosto difficile che si possa sbagliare. In questo caso questo va anche detto che questo, Whistle Down the Wind, pare possa essere l’ultimo lavoro di Joan Baez, una signora che non dovrebbe necessitare di alcuna presentazione vista la luminosa carriera che ha avuto. Un disco da centillinare, che non può essere relegato ad ascolti distratti o, peggio, di sottofondo. No, Whistle Down The Wind è un album da tenere per ascolti approfonditi. Un po` come ha fatto chi scrive, che il disco lo ha ascoltato prima che uscisse, ma ha atteso un mese e mezzo buono prima di provare a parlarne con cognizione di causa.

Già, perchè, come accaduto con alcuni dischi precedenti, mi viene in mente il recente Day After Tomorrow che si avvaleva della produzione di Steve Earle, ma non solo, va detto che Joan continua a ripercorrere pagine altrui. E se la title track arriva dal repertorio della coppia Waits (Tom) / Brennan (e siamo dalle parti di Bone Machine), con una rilettura di magistrale bellezza, il “contorno” è degno di una portata principale. Be Of Good Heart e Silver Blade escono dalla penna di Josh Ritter. Sorprendente Another World di Anhomi (che altri non è che Anthony di Anthony and The Johnson), anche se il colpo grosso Joan lo piazza con una bellissima versione di The President Sang Amazing Grace, scritta da Zoe Mulford, songwriter proveniente dalla Pennsylvania, con cinque album alle spalle, che ha lo status perfetto per essere un pezzo portante di una soundtrack da  grande movie a cui  tanta buona cinematografia mondiale ci ha abituato. 

Non poteva essere altrimenti, ma, ovviamente, anche il producer Joe Henry viene rivisto dall’angolazione della Baez. Ecco quindi proposta una grande versione di Civil War (era su Civilians, 2007). Ancora Tom Waits con Last Leaf (tratta da Bad As Me, altro album, non proprio semplice all’ascolto, del grande songwriter di Ponoma), che gode del medesimo trattamento della title track. Quello che colpisce molto nell’ascolto dell’album è come la Baez faccia proprie le versioni degli autori originali, spingendo l’ascoltatore a tornare all’ascolto delle versioni primigenie per essere certi di aver ben presente quale fosse il pezzo in origine. 

Quando poi la Baez va su territori a lei più vicini, parlo delle cover di Mary Chapin Carpenter (The Things That We Are Made), o quella della bravissima Eliza Gilkyson in The Great Correction, si viaggia su pagine forse più normali, o meno sorprendenti, senza però abbassare il livello qualitativo offerto dalla Baez. Simbolica la chiusura con una bella versione di  I Wish The Wars Were All Over, scritta da Tim Eriksen, dove il testo è fortemente rappresentativo di quello che è stata la carriera della Baez, sostenitrice di movimenti di lotta e liberazione, ma anche una musicista ed una cantante di grande valore. E proprio con questo pezzo, sembra giusto immaginare di chiudere, almeno a suo dire, la carriera di questa icona della musica americana e non solo, che potremo vedere ancora una volta in concerto, nel corso della prossima estate, anche in Italia.

Superbi i musicisti che affiancano Joan nel disco, citerei per tutti il bravissimo Greg Leisz,  che rendono Whistle Down The Wind un disco decisamente convincente, che potrà suscitare noia in chi è poco avvezzo a certo songwriting, ma che mantiene intatta tutta la sua cristallina bellezza lasciando la netta percezione di avere tra le mani un’ opera importante che torneremo ad ascoltare con frequenza. 

 

 

Track List

  • Whistle Down the Wind
  • Be of Good Hear
  • Another World
  • Civil War
  • The Things That We Are Made Of
  • The President Sang Amazing Grace
  • Last Leaf
  • Silver Blade
  • The Great Correction
  • I Wish the Wars Were All Over