Gone to Main Street<small></small>
Jazz Blues Black − Blues − emergenti

Jesus On A Tortilla

Gone to Main Street

2015 - Autoprodotto
21/05/2015 - di
Succede che l’anno scorso eravamo presenti alle prime selezioni per il Pistoia Blues Festival in un locale del varesotto più adatto ai provini per il Grande Fratello. Il che, sul sapore amaro della scoperta, rendeva tutto decisamente più blues, a pensarci bene. Salgono sul palco questi ragazzi molto giovani, poco più di vent’anni, i Jesus on a Tortilla, e il primo pensiero è stato: sono in playback. Il secondo: sono dei robots tipo Super Vicky

Perché, davvero, non sembravano possibili. Difficile ascoltare un quartetto di Chicago Blues così autentico. Italiano poi. Coi primi baffetti in crescita, poi. 

Sul villaggio globale che inebetisce le nuove leve se ne sono sentite tante. Sulla riflessione che le  violenze di una vita alla fine fanno il genio (era pre-internet) se ne parla solo ultimamente e al cinema (Wiplash). E’ un peccato però quando si tace sul potere del Matrix, nel frame in cui si pronuncia ‘Armi’ e dalle risorse digitali, dall’impegno personale, dalla voglia di arrivare a chiudere un progetto fatto come Dio comanda, appare questo scaffale infinito di fucili, pistole e proiettili. Metafore, ovviamente. Ma fino a un certo punto. 

Con in mano Gone to Main Street, l’album d’esordio di questa band, che sconvolge l’ascoltatore quanto l’effetto live, vengono in mente alcune domande: quali pensieri generalisti dovremmo dunque invalidare? I giovani musicisti sono davvero rimbambiti e privi di possibilità? Serve per forza la violenza per trovare il genio? Oppure basta una buona dose di volontà e di determinazione a farci arrivare ancora qualcosa che, seppur non inedita, stupisca? Cos’è l’inedito da questa prospettiva? A confronto di tanti musicisti anagraficamente più grandi ed esperti, questi ragazzi sono assolutamente all’altezza. Perché il blues, lo hanno imparato veramente e nel giro di pochi anni. 

Tanto per capirci, siamo nell’epoca delle stampanti 3D al popolo, ecco, questo è un prototipo musicale perfetto. Sia chiaro, nessuna canzone del lavoro è originale, la prima uscita di questo quartetto è un ensemble di covers del più squallido blues di periferia (da Morganfield a Reed, per intenderci) . Eppure nessuno di loro ci risulta sia mai stato arrestato perché ha sparato a qualcuno.

Lorenzo ‘Mumbles’ Albai, il frontman, fa l’architetto. O meglio, fa l’architetto e da un giorno all’altro ha incontrato il blues e si è chiuso in camera per tre anni interi con lo scopo di imparare ogni segreto dell’armonica. E che bei risultati. Un sociopatico, come tutte le persone geniali. 

La tecnica strumentale è impeccabile, la voce calda è in perfetta linea stilistica, la registrazione fedele a quelle dell’epoca. Se avete presente un classico fill di batteria o bending di chitarra degli artisti originali le ritroverete, ma attenzione, l’effetto è lontano da quello della cover: c’è tutta l’anima viscerale del brano nella loro riproduzione, il blues, qui, si respira veramente.

Scommessa: fate ascoltare l’album a degli amici appassionati del genere e dite loro, chessò, è Junior Wells, un live raro, allo Space Guacamole Club. Ci crederà, garantito. 

Qualche preoccupazione: nell’ipotesi di una scrittura originale come se la caverebbero? Oppure, quale speranza di mercato possono avere nel panorama del blues in Italia, sulla lunga distanza, visto che comunque è ricco di artisti che scrivono bene e faticano da anni?

Ma forse, sono domande che a loro non importano, la sfida personale del ‘saper fare un disco di blues autentico’ è già stata vinta.

Track List

  • Gone to Main Street
  • Can`t Hold out Much Longer
  • Baby Please Don`t Go
  • Tighten up on It
  • Easy
  • That`s All Right
  • Would Hate to See You Go
  • That`s It
  • Standin` Around Crying
  • You Don`t Know
  • You Upset My Mind
  • Off the Wall