The Seven Rays<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz

Jerry Bergonzi

The Seven Rays

2019 - Savant / IRD
23/03/2020 - di


Alla teoria spirituale che ispirerebbe le prime sette tracce del disco, suggellate da un “rituale di adorazione al sole” (Sun Worship Ritual), conviene dedicare un tempo davvero minimo, perché non sembra aggiungere granché alla comprensione dell`opera. Ci muoviamo ai confini tra filosofia, religione, astrologia ed esoterismo: i “sette raggi” definiscono sette tipologie di predisposizioni, dalla creatività all`ordine, che guidano lo sviluppo delle diverse inclinazioni personali. Concetti fumosi che poco hanno a che fare con un lavoro di solido post bop, realizzato da un quintetto alla cui guida c`è un solidissimo tenorsassofonista di lungo corso come Jerry Bergonzi. “Gonz”, 72enne di Boston con mezzo secolo di carriera alle spalle, è noto ai più per la sua collaborazione con il quartetto di Dave Brubeck negli anni Settanta. Il suo tono corposo e gagliardo e la tecnica ineccepibile, forgiata anche in lunghi anni di insegnamento, si accompagnano a uno stile di improvvisazione che mescola l`approccio verticale e accordale di Coltrane con quello più lineare e cromatico di Shorter. A contrastare con efficacia queste caratteristiche interviene il secondo fiato del quintetto, la tromba di Phil Grenadier, che di Bergonzi è sodale da diciassette anni e su The Seven Rays aggiunge una nota di levità e lirismo. Il resto dell`ensemble è di formazione non strettamente boppistica e di provenienza nordeuropea: Carl Winther (piano) e Anders Mogensen (batteria) sono danesi, mentre il bassista Johnny Aman viene dalla Svezia.

Del disco, registrato nel marzo 2015 ma pubblicato dalla Savant solo nell`aprile dello scorso anno, si apprezza la complessa elaborazione dei temi, che sfida l`ascoltatore a mantenere viva l`attenzione prima di ricompensarlo con le confortanti sicurezze degli assoli. Intention ha una struttura di ben 50 battute (14-14-8-14) e soprattutto un piglio boppistico deciso, degno dei classici del genere, con un assolo di Bergonzi ricco di stacchi e riprese. Per godersi una pausa più introspettiva bisogna attendere Harmony, la lunga ballata dove sotto la trama dei diversi interventi ricompare di quando in quando, al basso, il riff iniziale del piano. Ma il mood cambia completamente già nella traccia successiva (Knowledge), gioioso up-tempo che culmina negli scambi alternati tra i due fiati e il ritmo rilassato della batteria di Mogensen. A riaprire i giochi è poi Winther: i suoi accordi nell`incipit di Devotion richiamano inconfondibilmente McCoy Tyner e introducono il tema un po` call-and-response e un po` all`unisono di Bergonzi e Grenadier; seguono l`assolo coltraniano al tenore, le note acute e appassionate della tromba, le riesposizione del tema e una lunga sezione finale in tandem fra sax e tromba. Questo “sesto raggio” è uno dei pezzi più interessanti e fa da apripista a Order e Sun Worship Ritual, nei quali l`obliquità e l`ellitticità dei temi rinforza i riferimenti a Shorter e al secondo quintetto di Miles Davis. In entrambi i brani il gioco di spontanee invenzioni e di rimandi tra Bergonzi e Grenadier riveste un ruolo fondamentale, colorandosi di venature inaspettatamente free.

 

 

 

 

Track List

  • 1st Ray: Intention
  • 2nd Ray: Magnetism
  • 3rd Ray: Creation
  • 4th Ray:Harmony
  • 5th Ray: Knowledge
  • 6th Ray: Devotion
  • 7th Ray: Order
  • Sun Worship Ritual