Railbirds<small></small>
− Cantautore, Americana

Jeffrey Halford And The Healers

Railbirds

2005 - Shoeless Records
27/06/2005 - di
Terzo album per il roots rocker della California che nel 1998, con l’ottimo “Kerosene”, aveva trovato una manciata di buone canzoni per far parlare di sè. Dopo il più modesto “Hunkpapa” del 2001 e una pausa di quattro anni, Halford ha approntato i nuovi pezzi ancora accompagnato da suoi Healers e da una nutrita schiera di musicisti ospiti. Tra questi spiccano i nomi del tastierista Augie Meyers, già con Bob Dylan, di Steve Bowman ex Counting Crows, ora batterista dei Luce e del mitico chitarrista dei Green On Red Chuck Prophet, poi autore di una mezza dozzina di album a suo nome.
Il paragone con John Hiatt, per quanto azzardato, è già stato speso da più parti, l’ispirazione è quella, c’è poco da obiettare. Che “Bring The Family”, capolavoro del grande Hiatt, sia un disco di riferimento per questo cantautore di stazza a San Francisco è fuori di dubbio.
Basta però ascoltare l’iniziale “Denial”, per capire che la distanza tra i due resta abissale, soprattutto quando Halford prova a dipingere un sound più elettrico. Meglio se la cava nelle ballate, dove però la sua voce si avvicina più a quella al Jeff Finlin di “Original Finn”, piccolo gioiello misconosciuto del 1999.
“Watching the Train”, ad esempio, è un altro rockettino già sentito mille volte che non contribuisce certo a dare spessore al disco, che al contrario fa davvero fatica ad uscire dall’anonimato. Peggio ancora la successiva “Rent of Own” che si aggira dalle parti di un noto riff degli Aerosmith (“Rag Doll”), senza averne la stessa energia. È solo un mezzo plagio sbiadito.
Giunti alla quinta traccia si inizia a far davvero fatica ad andare avanti. Colpa di un altro passaggio a vuoto, “Railbirds”, una vera e propria istigazione allo sbadiglio.
Appena qualche brano si alza dalla media, “Hannah Ruth”, ne arriva subito un altro che lo fa dimenticare. “Purgatory”, titolo quanto mai evocativo, è certamente uno di questi ed in assoluto uno dei più brutti di questo terzo lavoro di Halford nel quale 14 brani sembrano davvero troppi.
E si finisce con la pioggia di Vancouver, ma quante ne abbiamo sentite di canzoni come queste?

Track List

  • Denial|
  • South of Bakersfield|
  • Watching the Trains|
  • Rent to Own|
  • Railbirds|
  • Halfway Gone|
  • Nine Hard Days|
  • Hannah Ruth|
  • Purgatory|
  • Jump into the Fire|
  • Safe at Home|
  • Out on the Run|
  • Carmalina|
  • Vancouver Rain