American evolution 2 (white album )<small></small>
− Americana

Jefferson Pepper

American evolution 2 (white album )

2008 - American Fallout
02/09/2008 - di
Secondo atto, secondo colore della trilogia- quasi di Picassiana memoria – in cui il musicista folkrock americano Jefferson Pepper dettaglia, con la chitarra e con la memoria della cronaca dalla parte degli sconfitti e dei perdenti, gli spezzoni di una certa storia americana, adoperando una visuale che coglie in flagrante fatti, aspetti e piccoli layouts delle contraddizioni di questa “terra di mezzo” dalle tante strisce e sempre meno stelle. E lo fa con lo spirito dell’uomo dreamer che racconta, che vede passare la storia davanti e la vuole per un attimo fermare, e nel bene o nel male cucirle addosso musica. Nel precedente album American Evolution 1 (The red album) il folk crooner della Pennsylvania intraprende il “viaggio” dal 1492 al 1940, ed ora con l’uscita del secondo American Evolution (The white album) il viaggio si snoda dal 1941 fino al 1989 e per ravvedute vicinanze, si accosta “ ai giorni nostri”; si suona e canta della melma della crisi economica, della disuguaglianza dei ceti, della guerra del Vietnam, passando nel centro della controrivoluzione culturale fin su ai bordi taglienti della crisi d’identità degli anni ruggenti del vuoto targato 80; e la conseguenza più lampante è il degrado, lo squallore, la svalutazione dell’essere umano, la droga. Jefferson Pepper è uno di quei cantautori che sotto la faccia da buon uomo medio americano, sotto l’innocua apparenza di cowboy armato d’armonica e dagli occhi ben aperti, nasconde la vera rabbia del “dietro steccato”, consapevole fino in fondo della terra ingiusta che lo ha visto nascere, la terra grassa d’america che rinsecca quella dei vicini del mondo, non prima di insabbiare - al suo interno – con le mani della menzogna, la sua vera faccia, i suoi istinti dietro l’apparenza di un perenne smargiasso it’s Ok!

E tutto questo story teller viene sonorizzato da una escalation di folk, country, bluegrass, ballads, pedal steel e southern rock, suoni disco alla Barry White e melodie Dylaniane. L’artista Pepper è un ottimo osservatore degli eventi, ma musicalmente ha poco da dire; rimane fermo nel suono standard classico, senza uscire d’un nanomillimetro dalla classica “Americana”, ma forse la sua forza la vuole riversare nella denuncia delle parole, nella sua incazzatura dolce verso lo Zio Sam, già tanto gridata da Neil Young e altri mostri sacri. Aspettando il periodo blu dell’artista , non rimane che riascoltare queste storie per rinfrescare un po’ la memoria e cercare di farle pesare in noi stessi, e fare in modo che il peso del cantato contrasti beneficamente il peso piuma della musica che si è appena smorzata.

Track List

  • On and on|
  • Civilzed savior|
  • Real good time
  • Disposable me, disposable you|
  • Collection of angels|
  • Break the chain|
  • Good morning, Mrs. Stine|
  • Ben|
  • Land that I love|
  • The ballad of Betty Wulfrum|
  • Doin’ it right|
  • Crucify|
  • One percent|
  • The crying land|
  • Coming down|
  • Orphans of endorphins|
  • Another white line