Tin lily<small></small>
− Cantautore, Americana

Jeff Black

Tin lily

2005 - Dualtone
31/10/2005 - di
Sembra proprio essersi ritrovato Jeff Black e soprattutto sembra aver trovato continuità grazie alla Dualtone che dopo lo splendido “B-sides and confessions” gli ha rinnovato la fiducia pubblicando “Tin lily”.
È da subito evidente, anche dal booklet fotografato in bianco e nero, che Black vuole proseguire sui toni in chiaroscuro del precedente disco: canzoni acustiche e spoglie, interpretate con una profonda intimità, come se fossero suonate in una stanza chiusa in cui filtra qualche vivido raggio di luce.
La raccolta conferma la cifra stilistica di questo cantautore, ma solo a tratti riesce a trasmetterne la toccante sensibilità: i suoni sono troppo lucidati e penalizzano più di una canzone. A ben vedere, Jeff Black ha sempre avuto questa tendenza a levigare i propri pezzi, rischiando anche di ovattarli in fase di masterizzazione, come già era successo in “Birmingham road”.
Qua però i brani soffrono di un’eccessiva formalità che ne intacca anche la stessa performance a volte sin troppo standard: ne risentono soprattutto i pezzi più rock come “Libertine” e “Closer”, prevedibili come l’ennesima ripetizione di un John Mellencamp (“The lonesome jubilee”) e di un Tom Petty (“I won’t back down”).
Tra le ballate invece, che sono il territorio preferito di Black, alcune scelte lasciano perplessi e intaccano pezzi che avrebbero meritato un trattamento più genuino: “Free at last” finisce per suonare gradevole come un pezzo di Elton John, mentre “How long” è rovinata da un suono di batteria troppo enfatico.
Pur rimanendo un disco di qualità, “Tin lily” soffre di una patina retorica che supponiamo dovuta al tentativo di “vestire bene” le proprie canzoni da parte di un cantautore gentile come Jeff Black. Il risultato suona infatti in linea con gli ultimi dischi piuttosto compassati di gente come James Taylor e Jackson Browne.
Si gustano comunque con piacere certi pezzi sommessi in cui Black riesce ad esprimersi al meglio toccando quel fondo acustico verso cui tende per inclinazione naturale: “Nineteen” è una ballata accorata, sfiorata dalla slide e dalle percussioni, mentre “All days shine” sale amara come fosse un pezzo di Elliott Murphy o di Matthew Ryan.
Oltre alla voce dello stesso autore, da aprezzare è il lavoro condotto da due numi di Nashville come Sam Bush (mandolino e fiddle) e Will Kimbrough (chitarre), a cui si aggiunge la presenza delle vocals di Matthew Ryan e Kate Campbell. A tanto mestiere non bisognerebbe volgere critiche, ma Black farebbe meglio a lasciare suonare di più gli strumenti, anche con meno cura se necessario. Emblematica la conclusione con un pezzo colmo di piccole virtù acustiche come “A better way” che alla fine risulta un esercizio condotto con la massima attenzione.
Il compito è svolto in maniera impeccabile, sciorina qualità e possibilità che non tutti hanno: proprio per questo ci si attendeva qualcosa di più nello svolgimento.

Track List

  • Easy On Me|
  • Hollow Of Your Hand|
  • Nineteen|
  • Libertine|
  • Free At Last|
  • Hard Way Out|
  • Closer|
  • All Days Shine|
  • Heaven Now|
  • These Days|
  • How Long|
  • A Better Way