B-sides and confessions<small></small>
− Cantautore, Americana

Jeff Black

B-sides and confessions

2003 - DUALTONE RECORDS
23/09/2003 - di
Nel 1998 Jeff Black sembrava incarnare quella figura di cantautore rock capace di emergere dalla vasta provincia americana. Non un Elvis o uno Sprinsgteen, ma un autore da proporre come esempio di una moltitudine di rockers minori.
Invece “Birmingham road” si rivelò a distanza un disco che gli chiuse più di una strada: la produzione rendeva la bellezza delle canzoni troppo asettica anche per i canoni radiofonici e la mancata affermazione confinò l’autore in un limbo dove è rimasto finora, vittima di cavilli discografici.
Jeff Black rischiava di diventare uno di quegli artisti fantasma di cui solo pochi estimatori avevano avvertito la presenza, come era successo con i dischi di Will T. Massey, di Doc Lawrence e di Michael McDermott.
Ora invece con l’uscita di “Honey and salt” per la Blue Rose Records e soprattutto di questo disco per la Dualtone, dà prova di vero talento e di personalità riuscendo dove altri suoi colleghi hanno fallito, ovvero nel continuare ad essere se stesso. Per quello che viene accreditato come il pirmo volume di “B-sides and confessions”, Jeff ha preso dieci delle sue canzoni, che forse non avrebbe mai pubblicato, che avrebbe magari preferito tenere nel cassetto, le ha spogliate e cantate da solo, con l’aggiunta di poco.
Gli scatti in bianco e nero di Michael Wilson fotografano il senso del limite, dell’essenziale che è l’obiettivo dell’album: ballate scarne e solitarie, che mettono in risalto la nudità della scrittura e dell’interpretazione di Black.
Jeff ha anche prodotto l’album, proprio per (ri)appropriarsi di un suono smarrito: il piano è un incrocio tra la malinconia di Marc Cohn e l’epica dello Springsteen anni ’70, mentre l’armonica ha il respiro del Dylan più ispirato.
Tra questi vertici orientati verso un rock classico, la voce di Black costruisce un’atmosfera propria, in cui ogni strumento si muove in chiaroscuro e risuona in una notte vuota anche di luna: così è per il pianoforte di “Slip”, per la chitarra acustica di “Same old river” e per il banjo di “Gold heart locket”.
Jeff Black riesce a catturare lo spirito più profondo dell’Americana e ad investirlo dle romanticismo amaro di cui traboccavano certe promesse springsteeniane (“The promise” su tutte).
Non è poco per una raccolta di b-sides, di un autore che sembrava perduto.

Track List

  • Slip|
  • Same old river|
  • Holy roller|
  • Sunday best|
  • To be with you|
  • Gold heart locket|
  • Cakewalk|
  • Bless my soul|
  • Bastard|
  • Higher ground