Wicked dreams second chances<small></small>
− Cantautore, Country

Jaime Michaels

Wicked dreams second chances

2003 - FRUMDAHART PRODUCTIONS
01/01/2004 - di
Di cantautori ce ne sono tanti, troppi, qualcuno dice anche che si assomigliano tutti, che sono dei nostalgici, sorpassati.
Ma c’è anche chi dice che di cantautori ce ne sono pochi, che non bastano. Dipende dai punti di vista.
È però un dato di fatto che i cantautori adottano la musica come un mezzo per guardare e guardarsi dentro: questo è la loro caratteristica, più della chitarra acustica, più della voce. È questo che li spinge a scrivere canzoni. Nei migliori cantautori questa interiorità è palpabile: dalla loro musica emerge un sincero tentativo di comunicare pensieri ed emozioni, altrimenti inafferrabili.
Jaime Michaels appartiene alla categoria dei cantautori, di questi cantautori. Anche se le sue canzoni non sono irresistibili, anche se non ha nulla di nuovo.
Semplicemente è un ottimo cantautore, perché si intuisce il lavoro di cuore, umano ed artistico, che le sue canzoni contengono.
Jaime vive a Santa Fe, nel New Mexico, ed è in attesa di un tour italiano che lo vedrà esibirsi dalle parti di Stefano Barotti, altro cantautore, più giovane, che si sta facendo riconoscere. In comune tra i due c’è anche un terzo, per nulla incomodo: Jono Manson, uno che si sta specializzando nella produzione dei cantautori.
“Wicked dreams second chances” è il quarto disco solista di Jaime Michaels: da buon cantautore Jaime ha un passato, una storia alle spalle, trascorsa a suonare nei college e nei club. Si sente che questa esperienza è stata vissuta “live” e in prima persona, con l’umiltà di un gregario: Jaime è quello che si definisce un cantautore maturo.
Le sue canzoni hanno un suono roots intimo, una profondità texana meno ruspante: da Tom Paxton a Joe Ely, passando per Robert Earl Keen, con uno sguardo privato e quotidiano, di chi mastica canzoni giorno dopo giorno.
Jaime sa che basta una buona melodia e un arpeggio lavorato a dovere, ma sa anche che bisogna suonare di fino per toccare a lungo le corde dell’anima: così ha impreziosito le sue canzoni con delle calde vocals, con dobro, mandolino e altri accorgimenti essenziali.
Il disco è composto da ballate e da pezzi più mossi, dalle venature bluesy: nel suo essere classico e discreto, ha canzoni che verranno buone anche tra qualche anno. “Maybe next year” è una “Shooting star”, da ascoltare alla luce della luna, magari da suonare a qualcuno. Ogni brano è una piccola rivelazione di calore umano: l’ammissione personale di “I am only (what I am)” o l’aria celtica di “Here in my home”, che solleva una leggera fierezza d’animo, con il pennywhistle e il banjo di Tom Adler.
La musica di Jaime Michaels è a suo agio nell’ascolto intimo, non finge, “it soothes your soul”, scalda l’anima. È la musica di un cantautore.

Track List

  • Maybe next year|
  • I am only (what I am)|
  • Aything at all|
  • Here in my home|
  • Hold your breath|
  • Something to lean on|
  • Lavender moon|
  • Honky red|
  • Writing songs on the moon|
  • The only song|
  • Nobody’s kid|
  • In a hole

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