Theater<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz − Cameristico

Jacopo Ferrazza Trio

Theater

2019 - CamJazz
18/07/2019 - di
Seconda fatica per Jacopo Ferrazza e il suo trio, seguito dell`apprezzato Rebirth (2017) uscito per la stessa discografica.

Il tempo non é trascorso invano e l`ensemble appare ben cementato in geometrie che vanno al di là dei classici interplay o dei passaggi di ruolo; Jacopo Ferrazza (baso), Stefano Carbonelli (chitarre) e Valerio Vantaggio (batteria) compiono un passo avanti passando da un`empatia di base a una visione progettuale che porta in rilievo tutte le potenzialità del gruppo.

L`impronta del lavoro é di chiaro stampo moderno soprattutto per l`equipotenzialità dei ruoli, ben esemplificata già nel brano di esordio. Qui é il basso che inizia a tenere la melodia mentre la chitarra regge il riff per poi invertire il gioco con un meccanismo talmente sfumato da rischiare di essere non percepibile nella sua spontaneità. Il drumming é fluido, nessun cenno sul beat, creando così un effetto di leggerezza ed apertura spaziale come l`agorà pubblica a cui il titolo allude.

Le influenze (o le similitudini) appaiono molteplici; chitarra tra Metheny e Frisell, batteria scorrevole con influssi fusion (pur senza esagerazioni pirotecniche) e basso da regista / protagonista, secondo uno schema che deriva dall`onda lunga di Mingus (riferimento impegnativo però, da prendere con le pinze). Tutti i brani sono su dinamiche medie e soffuse ma riescono a mantenere la dovuta tensione, evitando quindi di annoiare o di distrarre l`ascoltatore.

Da questo punto di vista un altro elemento da sottolineare é il carattere rapsodico di molte composizioni, sottolineato nel titolo del secondo brano ma in realtà presente in numerosi altri pezzi.  Ad esempio in The Observer, uno dei vertici del disco a parere di chi scrive, una chitarra quasi polifonica dà vita a un intro cameristica, esaltata dall`arco del basso e dall`arpeggio, per poi evolversi verso uno schema più rock sia da un punto di vista di cadenza ritmica che di pronuncia, come nella chitarra più distorta. In un solo movimento ci sono più episodi che tengono ben viva l`attenzione.

C`é da riconoscere un affascinante capacità di metamorfosi in grado di spaziare tra diversi riferimenti assunti non come repliche ma come eredità artistica.

Dall`avanguardia al post-rock in Awakening, in cui la tensione della sezione ritmica conferisce una personalità a degli spunti nei quali la chitarra pare a tratti adottare uno approccio da "strumento preparato".

Jazz e swing in Riververse, razionalità e musica barocca in A Visionary Spring.

Un bell`esempio di creazione fondata su solide basi culturali e su chiara sensibilità del giorno d`oggi che porta il trio a esprimersi in modo molto personale, unica maniera per potersi definire "originali".

Un disco in grado di accontentare molti e di raggiungere anche non specialisti del genere grazie proprio a quelle aperture che all`ascolto non potranno sfuggire; non c`é malizia, solo molta sostanza.

Track List

  • 1 - Theater
  • 2 - Rhapsody For A Cloud
  • 3 - The Observer
  • 4 - Awakening
  • 5 - Riververse
  • 6 - A Visionary Spring
  • 7 - The Last Sunset
  • 8 - Sofia