Yu hu<small></small>
Italiana − Alternative − Indie-rock, indie-pop, rock d'autore

intercity

Yu hu

2012 - ACupInTheGarden-Orso Polare/Audioglobe
01/05/2012 - di
Dalle ceneri del gruppo dei bresciani Edwood e del loro intimismo per chitarre e synths onirici, riparte con un secondo album il progetto in italiano degli Intercity, che viaggia attraverso suoni più caldi e densi d’ombra, registrati in analogico, tra l’oscurità dei bassi e scintillii di glockenspiel (v. per es. la delicata e intimista La lunga avenue), attraversando un “giardino triste” di sobri archi maestosamente mesti.

In Yu-hu, prodotto dagli stessi Intercity e da Giacomo Fiorenza, tra i luoghi fisici e spirituali e le passioni dei sensi, tentate soddisfazioni, apatiche e furiose, di un bisogno di accoglienza, vibra un senso di incompiutezza: ad ogni pieno emotivo corrisponde un vuoto; ogni felicità è velata e corrosa da una sfumatura malinconica o torbida, spezzata talora da un “naufragio” come esito infausto della meravigliosa tempesta delle passioni.  L’insoddisfazione e l’inquietudine di storie, che mescolano nel loro intimo turbinio “esotico, classico, unico, polveroso, asmatico, da panico, vampirico, monotono” e poi “scomodo” (Overdisco), si incarna in oggetti fisici (rossetti e lubrificanti, fucili e aliscafi, smalti e orchidee, rugiade e fiori di loto) e feticci culturali: un linguaggio citazionista e post-moderno ci conduce così in un museo di sentimenti rappresi e dicibili in suggestioni cinematografiche, letterarie e musicali, sfondo ed emblema di passioni condivise, nonché alimento di una comunione di corpi e sensibilità.

Rispetto ai cataloghi di oggetti però più vive e “prensili” ci sembrano la traduzione delle sensazioni in più limpida liricità, come nel ritornello di Smeraldo (cantato dalla voce femminile degli Intercity, quella della cantautrice Anna Viganò), la teoria di imperativi appassionati (ad es. ne L’elettricità o nella conclusiva Anti) o le ricche definizioni immaginifiche e metaforiche (v. Terrore esotico o Welcome piccola). Musicalmente le 15 canzoni del disco, solitamente brevi e incisive come una ferita accarezzata al buio, si avvitano attorno alle accattivanti linee di basso della voce maschile e leader della band Fabio Campetti (v. per es. Neon, l’elegante Anfiteatro, Spiaggia di terra bianca) oppure spandono piccoli, lancinanti o luminosi baluginii di arpeggi tristi (Smeraldo) e dolcissimi (l’incanto cadenzato di Welcome piccola) e le rifrazioni colorate dei synths (la coinvolgente e ritmata L’elettricità) tra suoni che rammentano gli Edwood a luci più basse. Ancora i brani si distendono estatici nell’alveo dei propri umori e ricordi (Nouvelle vague), diffondono distorsioni ipnotiche (v. il ritornello di Overdisco o la ctonia, sensuale Anais) o assumono cadenze da ballata dolceamara (la sontuosa essenzialità di Terrore esotico).

L’album, cullandoci nei suoi stati d’animo, si chiude con l’acustica Anti: resta un pizzico di nostalgia delle sonorità più lievi, sognanti ed eteree degli Edwood, ma anche la consapevolezza che gli Intercity, tornati con maggiore spessore ed ulteriore, mossa levigatezza musicale rispetto al primo disco Grand Piano (2009), sanno nuotare più pienamente nel magma di cose e sensazioni della vita quotidiana; la ricercata complessità dei testi in italiano, lontani da ogni tentazione di banalità, è pregevole, anche quando l’affastellarsi di lodevoli spunti culturali e culturalismi può rischiare di provocare un effetto di sovraccarico. Consigliati.  

Track List

  • Piano piano
  • Neon
  • Smeraldo
  • Anfiteatro
  • Nouvelle vague
  • L'elettricità
  • Overdisco
  • Terrore esotico
  • Anais
  • La lunga avenue
  • Un grande sogno
  • Welcome piccola
  • Spiaggia di terra bianca
  • Mondo moderno
  • Anti

intercity Altri articoli