25 Live - 25 Years - 25 Songs<small></small>
Jazz Blues Black − Blues − Soul, R`n`B, Garage

Imperial Crowns

25 Live - 25 Years - 25 Songs

2018 - DixieFrog Records / IRD
28/11/2018 - di
Sound patinato. Blues elegante. Vocalità raffinate. Dovendo scrivere della retrospettiva live degli Imperial Crowns oggetto di questa recensione, nessuna di tali definizioni risulterebbe azzeccata, laddove “brutti, sporchi e cattivi” renderebbe perfettamente l’idea. Parafrasando Mao Zedong, potremmo infatti dire che il blues, per il trio californiano, non è un pranzo di gala. Il loro approccio alla musica del diavolo è sanguigno fino alla ferocia, sporco fino al lerciume, volgare fin oltre l’oltraggio. Ascoltando a volume doloroso le venticinque tracce di 25 Live – 25 Years – 25 Songs – uscito quest’anno grazie alla francese Dixiefrog -, la stanza si avvelena di afrore di palle sudate, l’aria si fa densa di umori e il desiderio di birre ghiacciate diventa impellente. Il corpo vibra e ci ricorda che siamo vivi, che siamo animali, e che abbiamo voglia di far festa. Jimmy Wood non ama i mezzi toni, ci spara in faccia le liriche con la voce roca e potente che lo caratterizza, o gioca a deformarla con forzature gutturali che ricordano il Tom Waits più teatrale e il Captain Beefheart di Trout Mask Replica, quando non faccia sanguinare i timpani con urla belluine degne di James Brown, o del primo Steven Tyler. Strumentalmente, il suono si fonda sui grassi lick chitarristici di J.J. Holiday, che deve aver fatto potenti cure omeopatiche di Elmore James, Keith Richards, Jimmy Page e Steve Vai e si dimostra assai abile anche alla slide guitar, oltre che sull’armonica del vocalist,  mentre i tamburi di Billy Sullivan risentono pesantemente dei ripetuti ascolti del catalogo Motown cui in tutta evidenza si è sottoposto. In alcuni dei brani contenuti in questa rassegna vengono ospitati altri musicisti: i bassisti James Carter, Greg Boaz e Vince Bilbro; i percussionisti Mike Tempo e Debra Dobkin; il sassofonista Spyder Mittleman; e la percussionista e corista Rachel C. Wood, figlia di Jimmy, che arricchisce con la sua bella voce cinque pezzi della raccolta.

Gli Imperial Crowns si sono formati nel 1993 - al tempo erano un quartetto e, oltre a JJ Holiday e Jimmy Wood, c`erano Keith "Foxxe" Karman al basso e Michael Barsimanto alla batteria - e nei loro venticinque anni di attività hanno sfornato sei dischi, dall`eponimo album del 1997 a questo Live 25. In tutto questo tempo, quando non si ritrovavano a incidere dischi o a girare in tour come Imperial Crowns, i musicisti del gruppo hanno sbarcato il lunario lavorando con alcuni bei nomi dell`American Rock, Soul and Blues Scene, come compositori e come attori. La steel guitar di J. J. Holiday  ha accompagnato numerosi artisti,  tra i quali Bob Dylan, e con le sue Gibson elettriche e le sue Martin acustiche Holiday ha scritto musiche per film (ad esempio Chocolat). Ispirato dalla musica amata da suo padre -  Johnny Cash, Hank Williams e Fats Domino -, ha cominciato a estrarre suoni folk, blues e country da una chitarra già a dieci anni.  L`armonica e la voce di Jimmy Wood si possono invece apprezzare in innumerevoli canzoni di artisti diversissimi: Bruce Springsteen, Johnny Rotten, Gladys Knight e Megadeth, solo per menzionarne alcuni. Oltre che in numerose colonne sonore di film, serie tv e spot pubblicitari, in molti dei quali ha pure recitato. Billy "Champagne" Sullivan, infine, non è da meno in quanto a versatilità. Polistrumentista, compositore e regista, scrive le colonne sonore dei film di David Newman, oltre a quelle dei TV shows da lui prodotti. Quando i tre, non troppo spesso a quanto pare, sono liberi dai numerosi rispettivi impegni professionali e possono dedicarsi al progetto Imperial Crowns, si trasformano in una trasgressiva, brutale eppure gioiosa macchina da guerra.

I dischi in studio del trio californiano sono piacevoli ma un po` diseguali, nonostante gli strumenti impiegati siano più numerosi di quelli normalmente suonati in concerto e gli arrangiamenti risultino più curati. Il mix di soul, rock`n`roll, funk, garage-punk e psichedelia che caratterizza la loro proposta musicale viene compendiato in un`estetica indubitabilmente blues. E la dimensione live è chiaramente la loro, come dimostra nettamente questo 25 Live - 25 Years - 25 Songs. Come suggerisce il titolo, i venticinque anni di sodalizio vengono festeggiati da una selezione di altrettante canzoni, che sono tratte da tutti i dischi prodotti in studio. A gigs registrate pochi mesi or sono - come Diamond Cane, raccolta il primo gennaio di quest`anno alla Cha Cha Room di Las Vegas - vengono accostati pezzi suonati agli esordi: 93 Blues, testimonianza di un`esibizione al Cleverland Studio di North Hollywood,  risale addirittura al 14 settembre 1993. Qual è dunque il criterio per la scelta dei brani? Forse uno per anno, o a seconda del genere, oppure in funzione della qualità e dell`efficacia dei missaggi? Nossignori. Per quanto possa sembrare incredibile, il criterio è il più sorprendente, irriverente e pazzo tra quelli possibili: la successione dei brani rispetta l`ordine alfabetico dei titoli! Altar of Love, suonata nel 2004, cui spetta l`onore di aprire le danze, visto che inizia con la "A", è seguita da una serie di brani il cui titolo cominicia con la "B": Big Love (2004), Big Chief (2003) e Big Love Generator (2015).  Quest`ultimo veicola i tratti politici degli Imperial Crowns, teorizzati dal frontman Jimmy Wood: il blues deve essere popolare anche nel senso che esso ha il compito di cantare lo spirito e i bisogni del popolo. Il refrain "Power to the People" risulta a questo proposito inequivocabile. I brani si susseguono in realtà in modo compatto, gli arrangiamenti essendo quasi sempre essenziali e la strumentazione ai minimi termini (fa eccezione soprattutto Comin` Fuh Ya, suonata nel 2004 a Hellendoorn, in Olanda, con una formazione che oltre ai nostri tre comprendeva anche Vince Bilbro al basso, Debra Dobkin alle percussioni e alla voce, Mike Tempo alle percussioni, e Spyder Mittleman al sassofono). É comunque difficile, e non ha nemmeno molto senso, andare a evidenziare alcuni pezzi rispetto ad altri, visto che la forza di questo live lungo più di due ore sta nell`energia e nell`entusiasmo travolgenti del gruppo. Ripetuti ascolti hanno tuttavia permesso di individuare quella che a nostro giudizio è la perla di questa squinternata antologia di uno dei più sconcertanti live set in circolazione. Ci riferiamo a Papa Lawd, registrata a Santa Monica il 22 ottobre 2016, il cui andamento ricorda After Dark di Tito and Tarantula, la canzone che faceva da sottofondo alla scena cult della sensualissima danza  della regina delle streghe in From Dusk Till Dawn. E l`ascoltatore, come il Richard Gecko interpretato  da Quentin Tarantino, rimane paralizzato dalla potenza seduttiva di un suono piacevolmente ripetitivo che gli si insinua nelle ossa. Si vorrebbe proseguire su quel mood, ma l`ordine alfabetico, che non fa sconti, ci manda la dissonante Ramblin` Woman Blues a rompere l`incantesimo.

 

 

 

Track List

  • CD 1
  • Altar Of Love
  • Big Boy
  • Big Chief
  • Big Love Generator
  • Blues Au Go Go
  • Blues Look Whatcha Done
  • Comin` Fuh Ya
  • Diamond Cane
  • Drop Down Mama
  • Hunt You Down
  • I Gotta Right
  • Mr. Jinx
  • Liberate
  • CD 2
  • Lil` Death
  • Love Blues
  • Love T.K.O.
  • Miz Aphrodite
  • Papa Lawd
  • Ramblin` Woman Blues
  • Restless Soul
  • Soul Deep Freak
  • Star Of The West
  • The Calling
  • The River
  • 93 Blues