Se nascevo femmina<small></small>
Emergenti − Alternative − punk

Ilaria Viola

Se nascevo femmina

2019 - Goodfellas / Lapidarie Incisioni
14/06/2019 - di
Ilaria Viola con il suo secondo lavoro dimostra, già dal titolo volutamente sgrammaticato Se nascevo femmina, che per infrangere le regole bisogna conoscerle. La sua formazione derivante dagli studi jazzistici al Conservatorio aveva trovato  piena espressione nel disco di esordio Giochi di parole (2014).

 

In questo suo secondo lavoro, complice l’amicizia con Lucio Leoni (presente anche nelle vesti di produttore), e l’incontro con Giacomo Ancillotto (che si è occupato degli arrangiamenti), l’artista spezza completamente quelle che ormai percepiva come catene. Racconta al riguardo: “è un disco che nasce dal desiderio di farmi esplodere. La costrizione manieristica del primo disco, che non rinnego assolutamente, ma che trovavo anacronistica rispetto alla mia crescita degli ultimi anni come essere umano, non rispecchiava più la rabbia che ho cominciato a provare per una società alla deriva.”

Il risultato è un suono quasi punk per una rabbia verso una società che cataloga rigidamente e senza possibilità di scampo: le donne in primis e poi l’essere umano in genere (non è che a volte gli uomini se la passino meglio, Billy Elliot docet).

Se nascevo femmina è un disco femminista nel senso migliore del termine, perché trasuda femminismo inteso come autentica liberazione, non come riflesso del maschilismo. Ilaria  infatti afferma:

“Quello che mi auguro è che riesca ad arrivare la denuncia e l’insofferenza che provo nei confronti di qualsiasi tipo di discriminazione, qualsiasi tipo di condizionamento socioculturale e qualsiasi lesione della libertà, non necessariamente dichiarata, ma a volte imposta attraverso condizionamenti mediatici.”

La molotov che deve ridurre in cenere ogni pregiudizio viene lanciata già nell’iniziale Bamboombeto (con un divertente intervento di Lucio Leoni). Un brano dal ritmo pulsante che ad un orecchio superficiale potrebbe sembrare antinipponico, mentre invece rivela come il consumismo smodato possa intaccare la spiritualità.

La title – track è un turbinio di parole che passa come un panzer su ogni  luogo comune: “Se nascevo femmina avrei curato i miei capelli e poi desiderato scarpe di Chanel/ […] e poi sposato un uomo di successo”. Per poi chiudere dimostrando che si possono fare le cose considerate da donna senza essere una macchietta: “Le conserve/le faccio/a agosto/con mia madre”

Martini affronta il tema degli incontri occasionali, con una cantato prima quasi parlato e poi quasi ossessivo sui giri di basso e chitarra.  

Tra queste particelle cariche ed impazzite che compongono ogni brano c’è qualcosa che non ti aspetti, un brano come Per mezz’ora. Un pezzo in cui la voce di Ilaria si dipana ora perentoria ora dolcissima, per raccontarci di quello che è il motore del mondo, ossia l’amore. Per qualcuno come per ogni cosa si faccia nella vita.  Non è un sentimento facile da tenere acceso, in fondo come ricorda Allen Ginsberg “Il peso del mondo/è amore.”

Ma il disco trasuda una tale sincerità che non si stenta a credere che Ilaria Viola abbia le carte in regola per riuscirci.

Track List

  • Bamboombeto
  • Leila
  • Per mezz’ora
  • Se nascevo femmina
  • Martini
  • Per la gola
  • La via di mezzo
  • Mulini a vento

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