Secondo me i buoni<small></small>
Italiana − Canzone d`autore − folk

Ila Rosso

Secondo me i buoni

2014 - INRI
23/10/2014 - di
Passata la bellezza esteriore del suo disco d’esordio, arriva a bordo della nostalgica berlina torinese, la bontà interiore dell’ultima fatica in studio del fisico piemontese prestato alla musica, Ila(rio) Rosso. Prodotto dalla INRI, audace etichetta sabauda, Secondo me i buoni  è senza dubbio l’album della riflessione del principe della Minoranza d’Autore nel mutuo soccorso  dei cantautori emergenti. La sua penna ha il colore della carrozzeria di quella Fiat 127 canna da zucchero, che da la copertina al disco: i suoi testi raffinati, tutt’altro che semplici, lo consacrano paroliere di notevole levatura, poeta disincantato, un giovane autore di spessore dal talento sincero.

Al primo ascolto si apre un percorso nuovo che si identifica nell’indagine personale sviluppata da una prospettiva diversa, lontana dallo slang allegro che, con tono beffardo, esaltava la bella presenza del Fieul Chansonnier di qualche anno fa. Nella nuova proposta discografica di Ila, undici tracce dove echeggia l’ispirazione a Giganti come Gaber, De Andrè e Battiato. Un viaggio di ricerca, dove i Buoni, pur perdendo la bussola non smarriscono mai la rotta nella direzione emozionale di un cammino che si spinge oltre i confini dell’irriverenza di Piero Ciampi e Lindo Ferretti, sfociando nella naturale visionarietà di un giovane ed ispirato Vinicio Capossela.

Un bagaglio dal patrimonio inestimabile quest’ultimo, dal quale Rosso non si separa mai nella stesura di questo piccolo capolavoro indipendente, e che attraverso le ricche note del suo avvolgente linguaggio gli permette di esprimere anche una profonda riflessione sul disagio giovanile. Aprirsi alle nuove generazioni mediante uno spaccato cantautorale di alto profilo, che rifugge la ormai inflazionata contaminazione sarcastica, ribelle e rabbiosa,  del più gettonato movimento hip hop di periferia che predilige il testosterone cafonal chic, a cui si ispira purtroppo, la inconcludente buona gioventù nella massificazione identitaria del degrado sociale e culturale del proprio vissuto, non è cosa da tutti, e soprattutto non è cosa da questi tempi in cui i giovani vivono la unica e perenne attesa che qualcuno paghi il loro futuro in barca a vela – per dirla alla Van De Sfroos.

La nostalgica e malinconica Canzone dei Murazzi apre il disco ai Casi popolari della sottocultura di una società moderna digitalizzata, scalfita da una indelebile solitudine. Lo scorrere dei mesi nel suo inesorabile susseguirsi del tempo ci riporta a quel vuoto circolare che il sessantotto borghese ha lasciato sul calendario dei tanti disperati che oggi da ultimi ubriaconi, si aggirano ormai esausti e senza speranza. Un album decisamente pop nel senso di popolare, che nella sua accezione del cafone logico impone il titolo dell’ultima traccia con il paradosso della riflessione finale affidata proprio al rapper milanese Dargen D’Amico, che esorta tra il serio e il faceto, il cantastorie torinese a riportare la sua fuoriserie lungo una strada più stazionaria, e decisamente più folk. 

La ghost bonus-track rap-porta il disco nella chiosa pizzicata finale quale omaggio alla bellezza dell’amore  e ci lu sap fa, che nella cultura devozionale salentina omaggia Santu Paulu delle tarante. Ila Rosso ha presentato Secondo me i buoni alle Officine Corsare di Torino venerdì 17 e l’aver scelto questo giorno per questo primo “vernissage” dell’album, indica quanto sia corsara e intrepida anche la sua scaramanzia.

Un buon disco Secondo me, dunque fate i Buoni e acquistatelo: ne vale la pena. 

Track List

  • Canzone dei Murazzi
  • Casi popolari
  • Cerco l`azzurro
  • Inconcludente
  • Filastrocca dei mesi
  • Ballata degli ultimi ubriaconi
  • La storia √® sempre quella
  • Galeotto e libert√†
  • I morti
  • Tango dei puri
  • La canzone cafona
  • Rap_porto