All The Rage<small></small>
Jazz Blues Black − Blues − Rock Blues

Ian Siegal

All The Rage

2018 - Nugene Records
27/03/2018 - di
Questo “All The Rage” di Ian Siegal è un album carico di rabbia che surriscalda gli animi, un lavoro in cui sono palpabili  il fervore e la voglia di urlare, ci fa sentire come se venissimo profanati dall`interno. Siamo al cospetto di una sorta di antidoto al veleno che scorre nelle vene del pianeta, una risposta, da spettatori, alle ingiustizie della politica mondiale. La furia risuona nei riff di una chitarra quasi sempre distorta, si riflette nel sound, nei testi gravidi di una satira sagace, condotta con acume e brio, una rabbia che brucia ma che brilla come le luci sul palco.

Qui è presente la quintessenza del rock blues suonato con una band (il muscoloso e rigoroso Dusty Ciggaar alla chitarra e pedal steel, Danny van `t Hoff al  basso, Rafael Schwiddessen batteria e Merel Moelker cori), che aggiunge profondità al suono ed invoglia ad alzare il volume al massimo. All the Rage arriva direttamente dalla pancia con i suoi  ritmi pulsanti accompagnati da raffiche di chitarra, sempre ben misurate, che aiutano ed esaltano l’espressività della voce di Siegal. E` il biglietto da visita di un primo album in studio costruito con la band con cui frequenta i festival internazionali da quattro anni, registrato ad Amsterdam, dove ormai Siegal si è stabilito e prodotto da quel Jimbo Mathus leader degli Squirrel Nut Zippers, che in questo disco, oltre a co-firmare tre pezzi, dà supporto con organo, mandolino e pianoforte.

Ian, eccellente cantante, ottimo chitarrista e compositore, con i suoi stivali e la sua Strato consumata, è un bluesman inglese dall’animo americano. Si è formato musicalmente giovanissimo divorando i dischi di Muddy Waters e Howlin` Wolf, è un musicista talentuoso e stravagante e questo album ne rappresenta la conferma.

La opening track, Eagle Venture, marcia su un groove ritmato e potente, carica di riff rock blues e schitarrate eccitanti, giochi di slide aggressivi ed emozioni di rabbia e frustrazione, con la vanagloria di un’aquila che vola tra i dollari al di sopra di un mondo devastato dalla guerra. Come un cantastorie ubriaco, Siegal srotola una trama per ogni traccia: dalle atmosfere calde e polverose del vecchio West di One Eyed-King, ai ritmi latineggianti di Ain’t You Great, che col suo riverbero insistente ci porta al confine fra Texas e Messico, passando per il Nord del Mississippi con il blues tossico e ipnotico di If I Live, incorniciato da una vorticosa sezione ritmica.

In The Shit Hit si respira Chicago blues, chitarra stridente, voce ruvida e sensuale e un piano boogie in sottofondo, mentre Sailor Town è un honky tonk energico ed elettrico dove giocano magistralmente le due voci maschili. Atmosfere country/folk, invece, in Won’t Be Your Shotgun rider in cui ritroviamo l`America di Springsteen, Dylan e The Band, ma con quel tocco di blues che non guasta mai.

Messaggi d’amore in My Flame, una ballata intima e romantica alla Tom Waits prima maniera, adornata con una fascinosa pedal stell, e in Sweet Souvenir, un soul lento dove la chitarra dolce e delicata accompagna le voci avvolgenti dei cori gospel fino a regalarci un assolo da brividi.

In definitiva un Siegal viscerale, sporco, sudato, supportato da una band ben amalgamata che mischia blues, rock e roots, ma anche riflessivo e impegnato. Sound, voce e testi che consegnano un pacchetto ben confezionato, con canzoni che urlano una voglia di resistenza sempre più rara.

Track List

  • Eagle Vulture
  • Jacob`s Ladder
  • The Shit Hit
  • Won`t Be Your Shotgun Rider
  • Ain`t You Great
  • My Flame
  • One-Eyed King
  • If I Live
  • Sweet Souvenir
  • Sailor Town

Ian Siegal Altri articoli