John Lee Hooker s World Today <small></small>
Jazz Blues Black − Blues

Hugo Race, Michelangelo Russo

John Lee Hooker s World Today

2017 - Glitterhouse / Gusstaff
29/05/2017 - di
Esponente riconosciuto del blues moderno e maestro delle atmosfere più desertiche e rarefatte, marchio di fabbrica del suo stile chitarristico e della sua scrittura, Hugo Race questa volta affronta direttamente la musica delta del Mississippi e il suo massimo profeta, ovvero quel John Lee Hooker che non ha bisogno di presentazioni o cenni biografici.

Lo fa insieme al fido Michelangelo Russo, già compagno d’avventure e di musica nei True Spirits, spericolato combo dedito appunto a un peculiare blues elettrico e psichedelico, sinistro e cavernoso, che per il musicofilo rappresenta un rassicurante marchio di fabbrica, mentre ai più verrà sempre in mente la breve presenza del leader nella band di quel Nick Cave sul quale, proprio nel modo di trattare il blues, le affinità sono più biografiche che stilistiche. Vale a dire, una volta per tutte, che Hugo Race è Hugo Race e la sua storia musicale lo dimostra ad ogni disco, nell’eterogeneità delle scelte e nella coerenza degli esiti e dello stile.

Non è facile, quindi, prendere le canzoni di un solo bluesman e confrontarsi con esse, in duo, ma il titolo parla chiaro: questo è il mondo di John Lee Hooker adesso.

Il disco, registrato in una sola session, presenta fin da subito una grande omogeneità di suoni, tempo e ritmo, come un unico brano soggetto a variazioni.

Dall’iniziale e quasi interminabile Hobo’s Blues, alla polvere dei campi di cotone si sostituisce la luce dei fanali su un asfalto bagnato in una notte non per forza americana. Armonica sofferta ma evanescente, stratificazioni di chitarra, voce trasognata e quasi predicatoria, ma senza enfasi, produzione colma di riverberi, assenza dello sfoggio consueto di pentatoniche e approccio quasi trance e ipnotico al tema: questi gli elementi di un magma sonoro compatto e limaccioso come un fiume in piena, sospinto solo dal battito cardiaco di uno stomp box.

La voce è profonda e roca, interpretativamente quasi sottotono, implosiva, priva del pathos e delle imperfezioni che al vecchio blues davano patina e dolore. Potrebbe fare la gioia degli amanti di Mark Lanegan, ma sembra soprattutto accostarsi con riverenza allo stile del vecchio Hooker. Love Blues suona insieme moderna e atavica, Serves your right to suffer, un tempo inserita nella rendition live di I put a spell on you proprio da Nick Cave & the Bad Seeds conferma che l’ispirazione non potrebbe essere più diversa. Tutto si svolge in un mondo senza tempo in cui risuona poco della matrice africana o dell’impronta rurale originale, ma che non pecca d’ingenuità nell’inserimento di elementi moderni. Lo conferma la rarefatta sospensione di Decoration Day, poi la più swingata The World Today sembra promettere aperture ritmiche che però non si affacciano, restando sotto la coltre di delay. Sinistra, insinuante, percorsa da campi elettromagnetici e armonica in overdrive, The Motor City’s Burning ci restituisce un blues luciferino, senza nostalgia o ansia di modernità: il breve solo centrale è necessario e limpido come le dodici battute che hanno percorso il secolo passato. Country Boy è teatrale e narrativa. Anzi, cinematografica: il testo diventa sceneggiatura e la musica colonna sonora. La stessa cosa si può dire della conclusiva When My First Wife Left Me, dove il riverbero rende la voce più impersonale e dà un alone fantasmatico al tutto. Forse, però, a questo punto l`uniformità, punto forte dell’opera, si rivela anche un suo possibile punto debole, facendoci desiderare uno scossone strumentale o interpretativo che non arriva. Eppure, piccoli cambiamenti della sontuosa produzione, garantiscono a un ascolto attento e reiterato, una qualità d’innegabile raffinatezza.

Track List

  • Hobo Blues
  • Love Blues
  • Serves Your Right To Suffer
  • Decoration Day
  • The World Today
  • The Motor City’s Burning
  • Country Boy
  • When My First Wife Left Me