Into your heart<small></small>
− Rock, Soul

Hothouse Flowers

Into your heart

2004 - Rubyworks
24/05/2004 - di
Alla fine degli anni ’80, dopo lo splendido “People”, vennero troppo velocemente etichettati come i nuovi U2. Ovviamente, a questa band di Dublino non bastò portare un disco in vetta alle classifiche irlandesi ed inglesi: per iniziare a replicare la storia di Bono e soci occorreva ripetersi negli anni a venire.
La formazione di Lim O’Maonlai, FiachnaO’Branoin e Peter O’Toole lo fece solo in parte, perché già il successivo “Home”, pur continuando una personalissima esplorazione tra irish folk e gospel, non era all’altezza dell’esordio e ancor meno lo furono gli altri due episodi degli anni ’90.
Intendiamoci, gli Hothouse Flowers rimangono, a mio parere, uno dei migliori gruppi rock espressi dalla terra di Joyce negli ultimi vent’anni, e la loro musica, nonostante qualcuno abbia provato a svilirla, definendola pop nell’accezione più negativa con la quale si possa intendere il termine, conserva ancora oggi un grande fascino.
Questa nuovo lavoro è una prova evidente che la band è ancora capace di scrivere ottime canzoni, trasformando l’energia di un tempo in una prova matura e coraggiosa.
Il disco riesce ad attraversare con disarmante semplicità tutte le infatuazioni della band, senza sembrare disomogeneo o discontinuo. Se nell’iniziale “Your Love Goes On” i toni “cool” sono dettati dai fiati solari di Rich Amstrong, nella successiva “The End Of The Road” la voce di Liam O’Maonlai si muove invece leggera sull’onda tracciata dall’hammond.
In “Better Man”, il canto in falsetto e soprattutto l’atmosfera ancora maledettamente soul sembrano trascinare il gruppo dove Jimmy Rabbitte avrebbe voluto portare i “suoi” The Commitments. E chissà, se non è un caso che lo stesso Bono, presentando questo disco, abbia definito Liam O’Maonlai il miglior cantante soul bianco al mondo, forse i più “neri” d’Irlanda sono proprio loro.
A dare una virata al disco, a portarlo alle atmosfere californiane ci pensa poi “Santa Monica” che precede “Feel Like Living” - una splendida ed intensa ballata pianistica - e “Alright”, brano che riporta con nostalgico entusiasmo alla buona west-coast degli anni ’70, quella per intenderci che ha fatto la fortuna degli America.
Con “Magic Bracelest” si torna a casa nel migliori dei modi. L’amore per Van Morrison in questo episodio è plateale, commovente per la ricerca delle stesse magiche atmosfere, imbarazzante per lo stesso taglio vocale.
E’ un disco per alcuni versi spiazzante, capace di prendere a pugni e accarezzare l’ascoltatore al tempo stesso. Se lo si ascolta senza finire ko prima delle tredici riprese, magari irretiti da qualche “falsetto” di troppo, sarà quasi impossibile non infilare nuovamente le cuffie e tornare convinti sul ring.

Track List

  • Your Love Goes On|
  • End Of The Road|
  • Hallelujah|
  • Tell Me|
  • Better Man|
  • Peace Tonight|
  • Santa Monica|
  • Feel Like Living|
  • Baby I got you|
  • Alright|
  • Magic Bracelets|
  • Out Of Nowhere|
  • Sí do Mhamó í (Live)