Don´t tell columbus<small></small>
− Cantautore, Rock

Graham Parker

Don´t tell columbus

2007 - Bloodshot Records
18/05/2007 - di
Dobbiamo dire che siamo rimasti delusi e allo stesso tempo piacevolmente stupiti per non aver potuto accedere allo showcase di Graham Parker al SXSW di Austin. Quella sala colma di gente in attesa di assistere al suo concerto qualcosa vorrà dire: forse che questo songwriter riesce ancora a cantare l’America come pochi.
Lo conferma “Don´t Tell Columbus”, suo ultimo album in studio: se già “Deepcut to nowhere”, “Your country” e “Songs of no consequence” avevano offerto spaccati di una realtà non certo idilliaca, cosa che Parker ha sempre fatto, le nuova canzoni focalizzano ancora di più lo sguardo sulle contraddizioni insite nella società odierna.
Questo brizzolato signore riesce a dire dell’America più di quanto dicano molti altri autori americani e lo fa con una scrittura tagliente, forte di un punto di vista esterno che gli deriva dalle origini inglesi e dalla una posizione volutamente marginale al sistema.
Già dal titolo “Don´t Tell Columbus” è un album fortemente ironico, farcito di uno humor spietato che non rinuncia mai alla critica. La copertina cela un paesaggio affatto solare ed un cielo colmo di nuvole grige: i testi non sono per nulla benevoli, presagiscono catastrofi e tracolli ad ogni livello, ma le canzoni sono vivide, ficcanti, all’altezza delle migliori di Graham Parker.
“I discovered America” e “England´s latest clown” sono subito due pezzi di spessore: il primo ha un fondo carico di sarcasmo, ribadito dall’armonica e dalle chitarre, mentre il secondo è una ballata ricamata con classe e tastiere che puntano il dito contro la futilità delle rockstar moderne, prendendo a modello Pete Doherty e Kate Moss. Grazie poi dell’apporto delle White Chick Singers, che intervengono a più riprese nel disco, “Ambiguous” va a sfottere il sistema elettorale e l’ignoranza dell’americano medio con tanto di vocals anni ’50.
A questo punto si potrebbe dire che Graham Parker è uno all’antica ed è così, perchè le sue canzoni non hanno bisogno di novità e la sua voce riesce ancora a toccare nella lunga “The other side of the reservoir” come faceva ai tempi di “Blue highway”.
Gli fanno da spalla Ryan Barnum (keyboards) e soprattutto Mike Gent (batteria, percussioni) che, oltre a produrre, sposta spesso gli accenti ritmici delle canzoni, ma la maggioranza delle esecuzioni è merito suo, che si prodiga alla chitarra, basso, lap steel, armonica, kazzoo e percussioni.
Tra camei soul e una “Stick to the plan” che graffia su un andamento dylaniato, c’è una “Total eclipse of the moon” che gira sulle pelli ricreando un suono alla “Back in time” e numerosi altri pezzi che meritano di essere portati a casa.
Non ditelo però a Colombo: lui è ancora là a gloriarsi della sua scoperta del Nuovo Mondo.

Track List

  • I Discovered America|
  • England´s Latest Clown|
  • Ambiguous|
  • The Other Side Of The Reservoir|
  • Suspension Bridge|
  • Love Or Delusion|
  • Total Eclipse Of The Moon|
  • Stick To The Plan|
  • Somebody Saved Me|
  • Hard Side Of The Rain|
  • Bullet Of Redemption|
  • All Being Well