Nothing but the water<small></small>
− Americana

Grace Potter And The Nocturnals

Nothing but the water

2006 - Ragged Company 2006
18/12/2006 - di
A sentirla cantare vengono in mente Bonnie Raitt e più che altro Susan Tedeschi e bisogna dire che, pur non essendosi ancora imposta con lo stesso peso di queste autorevoli blues women, Grace Potter non demerita affatto.
“Nothing But The Water” è il suo terzo disco, è uscito per l’indipendente Ragged Company e ha ottenuto buoni risultati negli States portando la band in tour con musicisti del calibro di Taj Mahal, Dave Matthews, Trey Anastasio e North Mississippi Allstars.
Ristampato in una versione che comprende anche un dvd con cinque tracce dal vivo, l’album conferma le qualità di questa ragazza del Vermont, appena ventitreenne: grazie all’apporto di un trio che sa come dosare l’anima blues nelle canzoni e delle keyboards (piano, Hammon B-3 e wurlitzer) da lei stessa suonate, la Potter mette in mostra un suono che si colloca a sud, dalle parti del Texas.
Più che nella forma le canzoni attingono allo spirito del blues andando a tratti a recuperare anche passaggi intrisi di gospel come risulta evidente dalla title-track ma anche da altra tracce come “Ragged company”.
La Potter si distingue per la mira con cui fa crescere i suoi pezzi, senza portare crescendi esplosivi, ma piuttosto sviluppandoli gradualmente aumentandone di volta in volta l’anima blues come nell’iniziale “Toothbrush and my table” (“Give me back my hammer / Give me back my nail / Give me back my jeans / And my J.J. Cale”) e nell’accoppiata più torrida composta da “Treat me right” e “Sweet hands”.
Le sue canzoni sono coerenti con l’animo sofferto del blues come “Joey”, centrata sulla storia di una donna malmenata dal proprio compagno, o come “Left behind” poggiata su un fingerpicking e su un leggero moaning iniziale. La Potter si distingue anche nelle esecuzioni più spoglie con gli interventi di una resonator guitar, ma è la title-track a presentarsi come il suo emblema: il pezzo ha la forza di un traditional e viene proposto prima in una versione solo voce e poi a seguire con la band che gira a pieno regime per finire di nuovo come un old time con il suono dell’ambiente chiaramente percepibile (il disco è stato registrato in un vecchio teatro del Vermont). Ulteriore prova della capacità della formazione si trova nel dvd allegato in cui la Potter ha modo di eseguire anche uno stralcio di “Joy” di Lucinda Williams, altro riferimento ben portato.
I risultati fin qua ottenuti sono meritati e speriamo servano a portare questa ragazza in tour anche dalle nostre parti.

Track List

  • Toothbrush and My Table|
  • Some Kind of Ride|
  • Ragged Company|
  • Left Behind|
  • Treat Me Right|
  • Sweet Hands|
  • Joey|
  • 2:22|
  • All But One|
  • Below the Beams|
  • Nothing But the Water, Pt. 1|
  • Nothing But the Water, Pt. 2