Sings volume ii<small></small>
− Italiana, Rock

Goldrust

Sings volume ii

2007 - El Cortez Records
26/10/2007 - di
Il primo disco dei Goldrust era uscito per la Bloomfield Recordings, piccola label americana dedita all’alt-country. Il secondo, questo nuovo “Sings volume II”, è pubblicato dalla El Cortez Records, etichetta fondata dai Richmond Fontaine.
Da qualunque parte le si voglia guardare, entrambe le uscite sono simbolo ed espressione di un rock ormai marginale, da confine.
E lo sono ancora di più nel nostro paese, dove i Goldrust non hanno distribuzione e sono seguiti solo da un minoranza di appassionati.
In Italia d’altronde le rock-band sono una specie in via d’estinzione, che nessuno si cura di proteggere, ed è un peccato perchè ce ne sono ancora di buone come appunto questa, che ci sentiamo di accostare ai Cheap Wine. Certo, i Goldrust non sono a quel livello, ma in fatto di spirito, forza e coerenza dimostrano di avere più di un’affinità con i fratelli Diamantini & Co.
Registrato in presa diretta, questo cd segna un passo avanti rispetto al precedente omonimo del 2003: sale il tasso rock’n’roll e il suono si fa più garage, più acido, anche punk. Come se gli Uncle Tupelo suonassero con più rancore, a tratti spinti da qualche scossa repentina a la Buzzcocks, il tutto poi sempre lasciato andare in scorribande elettriche che vagano dalle parti di Neil Young & Crazy Horse.
Dell’alt-country c’è solo qualche eco lontana, l’impatto è secco e burrascoso: sin da “Pig’s waltz” batteria e chitarre cominciano a scorticare pezzo per pezzo fino a raggiungere un fulcro elettrico mai assopito, neanche quando la voce concede attimi di rilascio.
Proprio il canto di Stiv Cantarelli hai suoi limiti e può produrre una certa monotonia, ma non è un fattore discriminante, anzi è quasi complementare ad un suono grezzo che spazza via qualunque piacevolezza con ruvidezze rock a cui ormai c’è sempre meno dimestichezza.
Il disco avanza indefesso scorazzando su “Four days” e poi via via su una ruvida “Motel light” con il filtro amaro della voce, su qualche colpo di vocals e su echi di jam che risuonano fino a quando si giunge a “Loosing my mind”, il pezzo più lungo e duro, non a caso posto a metà scaletta.
Da qui senza cedimenti si procede fino alla fine con giusto una serie di variazioni a tema che lasciano sempre la sensazione di trovarsi di fronte ai resti di qualcosa che non ha ancora smesso di bruciare. Chiude una “Desert’s blues” distorta e tribale al punto da portare scariche elettriche che rimangono ad incombere minacciose.
I Goldrust andrebbero trattati come una band preziosa, anche se scoprirli è un po’ come andare alla ricerca di un tesoro rinchiuso in un forziere arrugginito su qualche isola sperduta.

Track List

  • Pig’s waltz|
  • Four days|
  • Motel light|
  • Soul seller|
  • Another town / Whispers|
  • Loosing my mind|
  • 1974|
  • Black dressed sunny|
  • Fall river|
  • Desert’s blues