Ostalghia<small></small>
Italiana − Canzone d`autore

Giromini E La Maledizione

Ostalghia

2016 - A Buzz Supreme
22/04/2016 - di
E’  vero che ne passa di acqua sotto i ponti. Mi sono imbattuito nei dischi di Davide Giromini nel 2009 - i tempi del progetto post-punk e anti-pop Re del noir (Ballate di fine comunismo, seguito poi da Ballate postmoderne) e sembra ieri. Cupe vampe di cripto-ideologia (di ultra-ideologia?) permeavano di loro anche Rivoluzioni sequestrate (2015), confermandomi tre cose: la poetica anarcoide-controtendente girominiana, il fatto che il Nostro non la (s)vende a buon prezzo, e infine che gli album dove la Storia incrocia senza retorica storie "padri e figli (...) bella ciao che partiamo" (per dirla alla De Gregori) sono album che valgono oro e la pena di ascoltare. Un`unica ombra, prossima a un retro-pensiero cupo come le vampe di cui sopra: per quanti altri cd ancora Davide Giromini potrà resistere così? Fino a quando gli sarà permesso di fare dischi in questo modo? Il macrocosmo girominiano non lo inquadri facilmente: vale per il genere musicale, vale per i testi. Il suo clima discografico è muscolare, iper-stratificato, plumbeo, l’ironia viaggia sottotraccia. Quando sarà dunque che lo convinceranno che non si fa, che bisogna aprirsi al nuovo (al pop mascherato da canzone d’autore?), che tra i solchi degli album occorre che spiri aria fresca e disimpegnata, che dischi solenni come i suoi sono zappe sui piedi e sai che male ti può fare. 

Ascolto Giromini nel nuovo cd che firma con La maledizione (al secolo Andrea Marcori - basso - e Flavio Andreani - batteria -) e ri-trovarlo ideologicamente intonso, coerente come un Lolli dell`Era post-ogni cosa (pensiero, lotta, umanità), mi riappacifica col cantautorato che è stato e chissà se sarà. Tanto per cominciare - e non dare adito a fraintendimenti - il disco di Giromini si intitola Ostalghia, cioè il sentimento di rimpianto sottile nutrito da qualcuno dei tedeschi dell`ex DDR verso il comunismo. Ma toglietevi dalla testa i pensieri cattivi: tra le tracce sparse per musica e parole del vetero-cantautore non c’è ombra di nostalgismo. Il punk filosovietico si è estinto con il camaleontico estinguersi dei CCCP e la scrittura di Giromini è talmente capace (evocativa) da stazionare lontano un miglio dalla didascalia combat-folk di MCR e Gang. Insomma, per farvela più breve, vi dico che Ostalghia si staglia come l’ennesimo disco ossimorico di stampo girominiano. Prendete il pezzo dedicato alla macelleria poliziesca del G8 di Genova (Fragole e sangue), soppesatene scrittura e clima e ditemi se non ho ragione (le canzoni di Giromini saranno anche no-future ma sono anche no-retoriche, vivaddio).

Un’essenziale coloritura acustica (fisa-basso-batteria) taglia idealmente a metà la scaletta del cd, sotto sguardo e ombra lunghe della Storia: da un lato l’Italia che non è andata e che non va (Gladio, Sottosopra,  La mia generazione, Fragole e sangue di cui si è detto), dall’altro la Russia. Il totem ideologico cui ritornare giocoforza, il Moloch politico con cui tocca fare i conti ma senza apologia (Varka, Treno per Lenin, Esilio di Lev). Dodici brani austeri e mobilissimi al contempo. Dodici brani come stazioni lugubri del secolo trascorso. L’impronta autarchica di Davide Giromini in parole povere e in ultima analisi: il folk che sfocia nel punk-rock che sfocia nella canzone d’autore, secondo un taglio contenutistico-formale che gli auguro di preservare intatto nei secoli dei secoli. Sono quasi trent’anni che per libri e giornali provo a spiegare che non è un fatto di cantare politico: il discrimine secondo cui una canzone può dirsi canzone d’autore è dato dal contenuto. Attraverso un’impronta sui generis – un’impronta sbieca, storico-ontologica-nichilista-resistenziale - Giromini si concede ancora il lusso dell’impegno, che in questo disco passa dal racconto-filo rosso del conflitto di Stato (se proprio quello di classe ormai vi risultasse indigesto) transgenerazionale. Il disco, fra gli altri meriti, ha dunque quello del coraggio. E non mi sembra, già di suo, un merito da poco.


 

Track List

  • I CANNONI DEL SAGRO
  • SOTTOSOPRA
  • DARMICO DEL CAVATORE
  • GLADIO
  • FRAGOLE E SANGUE
  • LA MIA GENERAZIONE
  • VARKA
  • TRENO PER LENIN
  • ESILIO DI LEV
  • OSTALGHIA
  • PEREMEN
  • VOLTO NASCOSTO