Lampi per macachi<small></small>
Italiana − Canzone d`autore − blues, experimental, rock

Giovanni Succi

Lampi per macachi

2014 - Wallace Records - Santeria / Audioglobe
20/03/2015 - di
Giovanni Succi,  componente dei Bachi da Pietra,  autori in dieci anni di cinque interessanti album, in attesa di preparare il sesto lavoro con la band  si è concesso un lavoro da solista, Lampi per macachi, un disco di cover dedicato al grande amore di sempre, “l’unico cantautore sempre ascoltato dall’infanzia ad oggi “ : Paolo Conte.

Un piemontese, Giovanni Succi è di Nizza Monferrato, che dedica un disco ad un altro piemontese, Paolo Conte è infatti di Asti, e che ha registrato il disco la scorsa estate a Incisa Scapaccino (Asti) in un’azienda agricola dove si è riunito con Glauco Salvo, chitarra elettrica,  lap steel,  banjo, zither, Mattia Boscolo, batteria e drum machine e Mattia Coletti al mixer.

Il titolo del lavoro già contiene termini molto cari a Paolo Conte, ma la vera sorpresa sta nell’aver stravolto gli otto brani scelti dal grande songbook dell’avvocato astigiano. Lampi per macachi infatti non è un disco tradizionale di cover, è un lavoro molto personale che richiama anche i lavori fatti con i Bachi da Pietra, un processo simile, fatte naturalmente le debite proporzioni, a quello che ha fatto Bob Dylan nel suo nuovo album dedicato a Frank Sinatra.

Giovanni Succi, in un grande atto di amore per il suo artista preferito, ha scarnificato e reinventato i brani, che passano dalle lussureggianti orchestrazioni, dal jazz di balera a pulsazioni elettroniche, atmosfere minimali, ipnotiche, scure, blues, noise, distorsioni, silenzi e momenti indolenti.   

Così Gelato al limon diventa scura, profonda, lenta, scarna con una insistente drum machine, Uomo camion ha un’intro di solo voce e chitarra acustica che evolve in un crescendo di altri strumenti in una splendida solida ballata con tanto di lap steel, La fisarmonica di Stradella diventa ipnotica e sinuosa, un trip hop acustico, rumoristico .

Come mi vuoi  che chiude il lato A del disco visto che  Il lavoro è disponibile anche in vinile, un altro segnale del grande ritorno di questo formato dato troppo presto per defunto, vede il duetto con Francesca Amati dei Comaneci, che qui canta per la prima volta in italiano, in una dolce, intima, sussurrata bellissima versione con un banjo in evidenza.

La seconda parte del disco si apre con Diavolo rosso che da foxtrot diventa qui un angosciante (post) rock con distorsioni e sconfinamenti nel noise, e prosegue con una grande la versione di L’incantatrice, desertica, polverosa, che sembra uscita da un film western e con lampi chitarristici che ricordano i Sacri Cuori.  Ottima anche Bartali, grande classico qui in un versione quasi parlata, psichedelica, con Giovanni Succi al piano, mentre convincono meno i due brani con cui si conclude il lavoro, Questa sporca vita, waitsiana, rabbiosa, urlata, distorta e il troppo breve accenno, meno di un minuto, di  Via con me.  

Operazione interessante  e per certi versi sorprendente, un  lavoro affascinante ma non facile in particolare per i fans di Paolo Conte: che sia questo il miglior modo per rendere omaggio ad uno dei nostri più grandi interpreti della canzone d’autore ?

Track List

  • Gelato al limon
  • Uomo camion
  • La fisarmonica di Stradella
  • Come mi vuoi
  • Diavolo rosso
  • L’incantatrice
  • Bartali
  • Questa sporca vita

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