One Woman Band<small></small>
Jazz Blues Black • Blues

Ghalia Volt One Woman Band

2021 - Ruf

11/04/2021 di Helga Franzetti

#Ghalia Volt#Jazz Blues Black#Blues

Ci volevano la pandemia, un produttore come Boo Mitchell (Al Green, Buddy Guy) e qualche giro in più sulle strade del Mississippi per portare Ghalia Volt alla massima espressione del suo vibrante potenziale. La ragazza di Bruxelles, dopo un debutto dal sound decisamente più immaturo (il primo disco con i Mama’s Boys risale al 2017, e spingeva l’acceleratore su un rock blues fatto soprattutto di potenza ma poca sostanza) con il secondo album, Mississippi Blend, del 2019, già si avvicinava al fango delle paludi, accompagnata da nomi del calibro di Lightnin' Malcolm e Smokehouse Brown alla chitarra, Dean Zucchero al basso e Cedric Burnside e Cody Dickinson a condividere il posto dietro la batteria. Se poi pensiamo allo zampino di Watermelon Slim con la sua armonica in altri 5 pezzi, facile comprendere come la ragazza europea abbia iniziato a masticare di gusto le aspre e crude sonorità di quelle latitudini, andando a registrare, per l’occasione, allo Zebra Ranch della famiglia Dickinson.

Con l’ultimo One Woman Band, l’impavida Ghalia Vautier decreta una decisa risposta all’isolamento della pandemia, scrivendo su un treno e sfoderando personalità da vendere, tutta da godere in un disco pregno di suoni saturi, selvaggi, contaminati. In solitario con la sua chitarra slide, grancassa e rullante (One Woman Band, ricordo, è stato uno splendido progetto della nostra Elli De Moon, sulla stessa linea sonora e ancora in cammino artistico sulle nostre strade con la sua chitarra resofonica), fa un salto a Memphis, nei leggendari Royal Sound Studios, e l’apertura dell’ossuto boogie di Last Minute Packer lascia già pensare a un massiccio esito carico di groove. L’onda successiva, in effetti, con Espìritu Papàgo, non si limita a muovere curve schiumose e sensuali, sorrette dal corposo basso di Dean Zucchero, ma chiama al seguito, sotto a un sole psichedelico, le sue anime dannate, mentre droni e beat ipnotici modulano le frequenze della caustica Can’t Escape, cedendo il passo a incalzanti ritmi riversati in tutto il disco.

Scansioni oltre i limiti, che riescono a dislocare anche il blues di Reap What You Sow e riff grintosi, diretti, dotati di quell’energia primordiale dell’Hill Country, passando da brusche virate fra punk e rock and roll con la chiassosa Loving Me Is A Full Time Job. Un paio di break vengono concessi solamente sul delizioso shuffle di Evil Thoughts, sporcato dalle leggere distorsioni di “Monster” Mike Welch, e sulla lenta ma corrosiva versione del classico di Elmore James It’s Hurts Me Too.Chicca di chiusura, il saporoso twang della chitarra di Welch sui ritmi rockabilly di Just One More Time.

Un disco da quattro stelle, per chi ama davvero il Dirty Blues.

Track List

  • Last Minute Packer
  • Espiritu Papago
  • Can`t Escape
  • Evil Thoughts
  • Meet Me in My Dreams
  • Reap What You Sow
  • Loving Me Is a Full Time Job
  • It Hurts Me Too
  • It Ain`t Bad
  • Bad Apple
  • Just One More Time