Foreign waters<small></small>
− Cantautore, Folk

George Byrne

Foreign waters

2006 - LAUGHING OUTLAW
27/09/2006 - di
“Foreign Waters” è il secondo album del cantautore australiano George Byrne. Cresciuto in un sobborgo di Sydney come polistrumentista, si avvicina decisamente al mondo della canzone, con la scelta di fare il musicista a tempo pieno, durante un viaggio in Spagna attorno al 2004.
Il suo debutto avviene con un Ep intitolato “Iron Skies” trovando la chiave giusta con il brano “Goldmine” che venne trasmesso per parecchio tempo da radio importanti e permise di far conoscere il lavoro di Byrne. Così comincia a suonare facendo da supporto ai Church e Kate Melua.
“Foreign waters” è un disco che suona fresco nonostante in questo periodo si hanno le orecchie piene di giovani cantautori, scuola Drake (così dicono, boh?), che continuano a proporre canzoni essenziali con vocine dimesse e tristi.
George Byrne non miscela nulla di nuovo, ne lo trova ovviamente; scrive semplicemente delle belle canzoni folk-pop sospese fra Ryan Adams e Beck con dei risvolti beat che fanno ricordare alcune cose dei Beatles, oppure i Mojave 3 di “Spoon rafter” quando entra l’utilizzo della pedal steel come in “Everybody Hides”.
Dopo un avvio decisamente folk, delicato, melodico e pop, si passa con “Tongue Tied” ad un brano decisamente più veloce con le l’inciso di chitarra. Non compare effettistica particolare nel disco, le musiche vengono svolte dalla linea principale di chitarra acustica, con l’aggiunta di un violoncello che non ha quel ruolo così importante che aveva in Damien Rice, ma arriva giusto in un paio di brani.
Anche lui come il sopra citato Rice ad un certo punto duetta con una voce femminile, o quantomeno si fa soccorrere. “Well come around” infatti è cantata con Holly Throsby.
Tenendo presente il limite di ogni termine di paragone questo disco di Gorge Byrne può ricordare un po’ un Ep uscito qualche anno fa di Alexi Murdoch che, dopo aver mandato alle radio quattro brani, si è trovato trasmesso e ritrasmesso nelle cittadine universitarie con il brano “Orange Sky” e ha pubblicato quest’anno il suo esordio “Time without consequence”.
Paragoni, ricordi e cantautori persi di vista a parte, questo “Foreign waters” è un bel disco, di quelli su cui si torna, che non ha la potenza melodica di Damien Rice, però suona scorrevole e melodico: lascia nelle orecchie buone canzoni, suonate ed arrangiate bene, come l’intro di violoncello e lo svolgimento essenziale di “High and wide”.

Track List

  • Foreign waters|
  • Goldmine|
  • Paralysed|
  • Already there|
  • Everybody Hides|
  • Light years|
  • Tongue tied|
  • We’ll come around|
  • High and wide|
  • On my mind|
  • Up in nova|
  • Paint it grey