Back in 20<small></small>
− Americana

Gary U.s. Bonds

Back in 20

2004 - M.C. RECORDS
21/03/2005 - di
Bisogna essere del tutto fuori tempo per arrivare a recensire un disco uscito nove mesi fa. Ma bisogna essere ancora più fuori tempo per fare un disco che suona come si faceva minimo venti/trenta anni fa.
È chiaro che qua non ci si cura dei cosiddetti tempi del mercato. D’altronde non potrebbe essere altrimenti con un cd che si intitola “Back in 20”, pubblicato poi da una vecchia gloria come Gary U.S. Bonds.
Queste dodici tracce costituiscono infatti una vera e propria reimpatriata, con tanto di ricordi, abbracci, pacche sulle spalle e vecchi amici.
La memoria ci porta subito ad un interprete di r&b di quelli di una volta, che ha avuto il suo momento di successo negli anni ’60 con qualche hit e soprattutto con quella “Quarter to three” che Springsteen ha poi ripreso a chiusura dei suoi mitici concerti nella seconda metà degli anni ’70. In tema di ricordi, proprio gli springsteeniani non avranno dimenticato un disco, “Dedication”, che riportò in auge Gary U.S. Bonds grazie alla presenza di qualche amico tra cui lo stesso Bruce.
Niente sembra essere cambiato, oggi come allora, e per l’occasione il buon Gary è tornato a convocare gli amici di sempre, con Springsteen e Southside Johnny in prima fila, quasi a rivivere i tempi che furono.
Si sa però quanto è rischioso farsi ispirare dalla nostalgia e dal desiderio di rivivere la propria giovinezza. Lo dovrebbe sapere un vecchio lupo di mare come Gary U.S. Bonds. E probabilmente lo saprà anche, ma non è riuscito a fare altrimenti, dato che qualcosa nel disco non funziona.
Già l’iniziale “Can’t teach an old dog new tricks” dice tutto: il suono del pezzo riassume le difficoltà di cui vive l’intero album e di cui ironicamente si fa carico la metafora contenuta nel titolo con l’impossibilità di insegnare nuovi trucchi ad un vecchio cane.
La voce di Gary non ha ancora il fiatone, ma fatica a mordere: il fatto che poi il nostro non sia mai stato un campione di aggressività non lo aiuta certo a sfuggire alle trappole portate dall’età e da quei tempi che sono irrimediabilmente cambiati. Troppi sono i passaggi già sentiti, dagli stacchi di “Murder in the first degree” ai giri di chitarra di “Bitch / dumb ass” ai numeri pianistici di “She chose to be my lady” fino al rock maschio di “Every time I roll the dice” e al funky di “Don’t do it here”.
Gary riesce ancora a infilare qualche serie di colpi convinti, che fanno anche sudare, ma risulta prevedibile e scontato: “Back in 20” suona come un disco di oldies but goodies, cioè di pezzi datati venuti buoni ancora per una volta. Il passato è ovunque, come il fantasma di Otis Redding che non c’era certo bisogno di rivelare in una scontata cover di “I’ve got dream to remember”. Il fatto è che ad un vecchio amico si fatica sempre a negare una mano – ne sapranno qualcosa gli ospiti qua raccolti – allo stesso modo in cui si fatica a dire la cruda verità.

Track List

  • Can´t Teach an Old Dog New Tricks|
  • Murder in the First Degree|
  • Take Me Back|
  • She Just Wants to Dance|
  • Fannie Mae|
  • Bitch/Dumb Ass|
  • I´ve Got Dreams to Remember|
  • Nothing but Blue|
  • She Chose to Be My Lady|
  • Too Much, Too Little, Too Late|
  • Every Time I Roll the Dice|
  • Don´t You Do It Here