Alhambra<small></small>
− Italiana, Jazz

Gabriele Coen

Alhambra

2007 - CNI
25/05/2007 - di
Abbiamo già incontrato Gabriele Coen prima con il progetto Atlante Sonoro (“Duende”, 2004) e poi in trio con Riccardo Fassi e Leo Cesari (“Solo trio”, 2004).
Da musicista moderno e aperto, questo sassofonista romano segue un percorso lungo il quale incrocia diverse direzioni che lo portano nei vasti territori del jazz contemporaneo, del bacino del Mediterraneo, della tradizione klezmer e della musica africana. Ogni suo disco sembra raggiungere un luogo imprecisato che, una volta scoperto, si rivela però ben definito quasi che i diversi sentieri dopo tanto viaggiare convogliassero in una meta comune.
“Alhambra” è la seconda tappa del progetto Atlante Sonoro, un cammino di esplorazione condotto con Pietro Lussu (pianoforte), Marco Loddo (contrabbasso) e Luca Caponi (batteria e percussioni): come nel precedente episodio, le coordinate in questo caso conducono ad una zona assolata tipicamente mediterranea in cui si riconoscono anche paesaggi del sud della Spagna, scorci di estati romane e calure orientali.
Già il titolo, “Alhambra”, è simbolo di un luogo in cui confluiscono rivoli di natura opposta: il complesso archittetonico di Granada con i suoi giardini, i suoi palazzi e i suoi giochi d’acqua accosta sacro e profano, vedute luminose e scorci in penombra proprio come la musica di Coen. Ne è subito prova la title-track, che introduce all’ascolto danzando in modo sensuale su arie orientali e su movenze jazz europee.
Tutto il cd gode di questa alchimia tra occidente e oriente, esposti fino a fondersi in una forte luce pomeridiana: l’eleganza formale di “Belz” ricorda vagamente Stan Getz per poi salire in un afflato libero così come “Los Bilbilicos” è una canzone d’amore della tradizione sefardita che con continue variazioni strugge verso atmosfere e passioni più andaluse.
Un paio di tracce sono impreziosite dai tocchi di chitarra di Lutte Berg, in particolare “Maldafrica”, uno dei brani meglio riusciti, ma a colpire è lo spirito organico del disco, ricco di strutture ritmiche e armoniche che permettono incursioni spesso improvvisate. A guida del viaggio sono posti lassù in alto due numi come John Coltrane e Wayne Shorter, eppure il cammino è personale e man mano si procede ci sono sottili cambi di luce che nella seconda parte del cd sembrano portare verso sera con “Roma ad agosto”, “Serenata a Maria” e la conclusiva “Piccolo tango”, tutte permeate di un romanticismo crepuscolare.
Alla fine valgono le parole del booklet: “le convivenze più riuscite sono quelle in cui ognuno rinuncia a qualcosa”. Lo sa bene Gabriele Coen che in questo modo riesce a portarci in luoghi lontani. Che suonano però molto, molto vicini.

Track List

  • Alhambra|
  • Belz|
  • Lake Song|
  • Maldafrica|
  • Ana Maria|
  • Los Bilbilicos|
  • Auteyrac|
  • Roma ad agosto|
  • Serenata a Maria|
  • Piccolo tango

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