La spina<small></small>
Italiana

Folco Orselli

La spina

2004 - LifeGate Music/Venus
17/01/2005 - di
La spina in questione è proprio quella di una rosa, un pungolo che non rinuncia a ferire mani delicate o all’occorrenza ad accarezzare pellacce di quelle tanto dure da non sentirne l’affondo.
Folco Orselli è quello che si definirebbe un cantautore “vissuto” nonostante sia da considerare ancora, anagraficamente parlando, un fior di giovanotto. Una gavetta alle spalle, esemplare pertanto, non gli manca: un passato da componente del duo Caligola con il quale si intrufola nel music business dapprima a Sanremo Giovani e poi al seguito di un tour con Zucchero, più tardi mattatore de “La compagnia dei cani scossi”, obliqua live band di musicisti-attori che sposta tutto l’equilibrio del concerto sul fronte della narrazione. Una dose non indifferente di esperienza, maturata nelle giuste occasioni, è ciò che occorre per smussare le asperità di un carattere artistico particolare per vocazione, orgoglioso e ingombrante sia nella personalità come nella voce grossa, artificiosa, eccessiva della quale ha deciso di servirsi per l’ultima sua reincarnazione. “La spina” è figlio diretto di questo percorso. Un disco di genere, lungo e volutamente traboccante fascino ed atmosfere, tutto giocato sulla prepotente forza di un ascendente blues soverchiante.
Già, Folco Orselli si venderebbe l’anima per rinascere a New Orleans, ma le origini milanesi sono tutta un’altra cosa, e tradirle è un attimo. L’anima blues e il suo bagaglio di stereotipi caricaturali ed eccentrici viene giustamente ponderata e forzata nell’interpretazione verso un contesto sguaiato che cade troppo spesso ricordandoci la band di Paolo Belli o parimenti accennando regolarmente standard del genere. Se un brano come “L’amore ci sorprende” par giocare con l’arrangiamento di “What a wonderful world”, forse non è un caso che la rauca voce di Orselli ci rammenti quella di Satchmo, come di Paolo Conte (Jo sono un grande amator) o del primo Capossela (La spina).
Come nella migliore delle tradizioni il cantautore spinge nel raccontarsi e raccontare un mondo piccolo e tascabile, quello del quartiere, delle piccole grandi storie che solitano passare dal bar alla strada, dalla strada al bar e ritorno. La vera ispirazione è un blues quotidiano formato convenienza di cui Orselli carpisce il lato più istrionico ed accessibile, plasmandolo e consegnandocelo nei solchi di un disco variegato ed esuberante supportato da un gruppo di musicisti e arrangiamenti di indubbio fascino.
Nonostante ciò non cadiamo comunque nell’errore di considerare Folco Orselli un bluesman: ciò che egli si limita a fare è cantare “il blues”, uno spirito vissuto di riflesso e comunque filtrato dalla lente concava di un immaginario tutto italiano. Per rievocare i fantasmi del delta non è necessario un vocione che faccia il verso a quel vecchio faro di Tom Waits (che peraltro ha abbandonato la “via tradizionale” da tempo), né tantomeno baldanza da vendere. Quei fantasmi sanno di essere comunque tutti racchiusi in questo disco, ruvido come un ultimo tiro di sigaretta alle 4 del mattino, che porta via con sé una notte di illusioni.

Track List

  • La strada|Madama o marchesa|Jo sono un grande amator|Blues per lei|Burattino senza feeling|Lo spazzacamino|Pallottole d’amore|L’amore ci sorprende|Senza neanche una lira|Get out|Vorrei dirti altre parole|Elvis|Paladino|La spina

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