Generi di Conforto<small></small>
Italiana − Canzone d`autore

Folco Orselli

Generi di Conforto

2011 - Muso Records
15/03/2012 - di
Forse molti se ne saranno dimenticati ma Milano ha dato moltissimo alla storia della canzone italiana. Nella seconda metà dell’Ottocento realtà come la Casa Ricordi ed Enrico Molaschi diedero l’avvio ad un’avventura che si sviluppò grazie ad autori classici quali Bracchi, D’Anzi, Mascheroni, Kramer, Jannacci, Fo, Gaber, Svampa, Vanoni, i Gufi per arrivare alle eccellenze moderne di Elio e le Storie Tese e le contaminazioni di Vinicio Capossela (e ci scusiamo per le evidenti incompletezze).
 
Questa fucina così ricca non ha ancora smesso di forgiare gemme artistiche e, senza troppi dubbi di smentita, possiamo dire di trovarci davanti ad una conferma con questo Generi di Conforto  di Folco Orselli.

Classe 1971, inizio della carriera attorno al 1995, tre dischi solisti all’attivo (incluso quello in questione), Folco è un artista che definire cantautore ci pare limitativo.
L’ascolto di questo suo ultimo lavoro ci fa venire in mente il classico motto di Conte: la musica prima di tutto.

Infatti il primo elemento da sottolineare è la profonda traccia musicale dell’impianto, segnata dall’uso di un’orchestra d’archi utilizzata in maniera tutt’altro che enfatica e barocca; l’impianto sostanzialmente metropolitano dell’ispirazione di Orselli si traduce in una ferma solennità e in un lirismo popolare che anche nei passaggi più leggeri mantiene uno spessore rilevante.
A corroborare questo elemento va sottolineato anche il ricorso ad un combo di matrice jazz che aggiunge sax, chitarra, basso, tromba in uno schema quasi da concerto grosso.

Oltre alla questione dei timbri occorre sottolineare la ricca palette di spunti che vanno dal blues alla canzone pop, dal western morriconiano allo swing in stile Buscaglione, dal compost surreale alla Waits, al folk milanese, il tutto risolto in una soluzione assolutamente personale e contemporanea.

Infine i testi; paradigmatica è La Ballata di Piazzale Maciachini, swingata con parole che rendono le mignotte, i tombini ed i panini vere immagini artistiche, esaltando quella capacità di elevare l’ordinario degrado ad argomento d’arte (tanti ci hanno provato ma pochi con esito).
Altro momento topico è La Ballata del Paolone, che riattualizza il classico tema meneghino del barbone, mentre il climax a nostro avviso è raggiunto in Storia della morte e del suo amore, che ci ha fatto tornare in mente vicende gotiche moderne quali quella di Joe Black; la morte non si può innamorare di nessuno e questo è un problema anche per lei. Paradossalmente un inno alla vita, da ascoltare assolutamente anche per la maestosità dell’arrangiamento sottolineato con tanta efficacia dal semplice pedale del piano.

Concludiamo la rassegna sottolineando Inno alla Follia, che starebbe bene sia in Moulin Rouge che in un lavoro di Waits.

Morale: un lavoro di alto livello, ben oltre un semplice episodio di canzoni.
Da playlist non solo di settore; assolutamente consigliato, anzi, prescritto.

Track List

  • In caccia di te
  • In equilibrio (cadendo nel blues)
  • Dubbi
  • La ballata di piazzale Maciachini
  • La ballata del Paolone
  • Balla
  • Macaria
  • Storia della morte e del suo amore
  • Inno alla follia
  • Manila

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