Violet pharmacy<small></small>
− Italiana, Indie

Fish Of April

Violet pharmacy

2007 - SEAHORSE / GOODFELLAS
29/06/2007 - di
La ciclicità delle mode musicali, delle impressioni e suggestioni stilistiche che vengono riprese da periodi diversi orienta vari momenti della storia della popular music. Che in questo periodo vi sia un ritorno cosciente e volontario agli anni Ottanta ed alla canzone vestita di new wave non è cosa nuova, come non lo è la solita riflessione: vedere se il valore qualitativo di queste riproposizioni consente un guadagno e un arricchimento dell’offerta musicale oppure se si tratta semplicemente di “fare il verso”.
Detto questo non sorprende che un’etichetta attenta alle nuove tendenze come la Seahorse esca con un disco caratterizzato fortemente dalle tinte cupe e dai suoni bassi che riportano alla mente Joy Division, Bauhaus e quant’altro appartenente a quel periodo e mood. Non sorprende neanche il fatto che il disco di Fish of April, in verità Alessio Pinto “giornalista, scrittore, accanito scommettitore, trascorsi in galera e poco altro”, sia qualitativamente un buon disco, visto che dell’attenzione alla qualità della musica prodotta dall’etichetta napoletana e da Paolo Messere abbiamo avuto modo di parlarne più volte.
“Violet Pharmacy” è il disco d’esordio per Alessio Pinto, un album che è cresciuto libero per cinque anni tramite pensieri, registrazioni fatte in casa con batterie improvvisate e sovraincisioni fatte con walkman. La manipolazione poi di Paolo Messere ha permesso al disco di essere tale intervenendo sui suoni, riregistrando questa serie di canzoni oniriche e visionarie, come si può notare dai suoni di “Rockmaster”, che vanno a formare un album dedicato all’ippica.
Forse la portata vera e propria della new wave incide soprattutto per via dell’apertura: il primo brano “Distant way” che si apre con un giro di basso insistente e che continua cupo a fare da sponda all’intervento delle chitarre richiama molto quell’estetica. Le tinte del disco si mantengono cupe per tutto lo scorrere delle canzoni, ma i suoni lancinanti e graffianti emergono solo da “Extraordinaire” dove le chitarre si muovono continuamente sotto il procedere del brano caratterizzate da un suono acido e un’alta saturazione.
Nell’arrangiamento, sempre curato molto attentamente, anche la componente vocale è dotata d’importanza: la voce di Pinto spesso viene aggiustata e cantata in modo differente, creando presso l’ascoltatore un altro elemento di spaesamento.
Un disco che muta gradazioni ed intensità, si noti il passaggio da “Ian Hangar” a “Desert quiet” con i suoni elettronici, e lo fa restando qualitativamente alto senza abbandonare l’ascoltatore nel deserto urbano di suoni che gli ha creato attorno.

Track List

  • Distant way|
  • Ancus Martius|
  • Extraordinaire|
  • Ian Hungar|
  • Desert quiet|
  • Namid grey|
  • Falbrav|
  • Lautarj|
  • Electroacutionist|
  • Gentlewave|
  • Rockmaster|
  • Balabiot