l`Educazione artistica<small></small>
Italiana − Canzone d`autore − art-rock, folk

Filarmonica Municipale Lacrisi

l`Educazione artistica

2013 - phonarchia editore
07/01/2014 - di
Ci sono progetti che si preannunciano originali fin dal titolo e dal booklet (uno dei motivi principali per acquistare cd fisici nell’a.D. 2014); l’invitante, “pedagogica” striscetta stampata “gioca e impara con noi”, rubata a qualche libro didattico o a qualche Sapientino, setta il tema dell’educazione artistica per il secondo lavoro del quintetto pisano-livornese della Filarmonica Municipale Lacrisi. Nel libretto ammiriamo quindi spettri dei colori, legende dei toni caldi e freddi, dei colori primari e derivati, “figure sorprendenti”, pelose, dentate o zannute, a più letture, che si incastrano in calci di pistola e/o sovrapposizioni di colori, gustosissime, fantasiose, eppure sensatissime definizioni delle tecniche adoperate nelle canzoni (da “precariato da toni caldi” a “caricatura a cinismo e carboncino”) e semiserie indicazioni sulla realizzazione dei brani (come l’avvertenza sulla partecipazione di tutti ai cori “bababaim” e “sciubiduà” in Cannibali).

Tutto questo potrebbe già valere il prezzo del disco, ma ovviamente l’album include le canzoni e, beh, c’è da dire che meritano molto. I testi nel loro fitto monologare sono di un realismo sorprendente, che abrade il velo delle apparenze, per osservare da vicino nevrosi, solitudini, frustrazioni, vuoti, silenzi di chi può e sa controbattere solo con “un palmare o un computer con cui twittare, chattare” (Segugi sotto), la fine di “amori amatoriali”, il sogno del posto fisso, a costo di chiederlo a mano armata, o uomini omofobi e disperatamente soli che finiscono per baciarsi allo specchio (“Non sei un altro, / sei il mio riflesso…/ Ah, meno male! / Non sono frocio, sono solo / sono solo un uomo solo”, Il male, con rutilante chiusa quasi tribale). E ancora ecco l’educatore che supplica il bambino autistico di fare un mezzo disegno da mostrare alla mamma, fiero del suo lavoro, ma finisce anche lui a guardarsi una mano e difendere il mondo nella sua testa (Sono io l’educatore), o il figlio che ripensa al tempo perso a “vergognarsi / di una mamma dentro la tua scuola” e dopo la sua scomparsa prematura, rimpiange, quasi pestando ancora anacronisticamente i piedi, il tempo dedicato all`insegnamento e non a lui (“il tuo tempo, lo rivoglio! / Cosa c’è nella storia dell’arte / che non si possa insegnare a un figlio?”, Gloria Guida).

Non si tratta di immagini stilizzate e stereotipate, ma di ritratti dal vero a pennellate corpose, con colori vividi, che danno consistenza impressionante a scene colte nei loro particolari carnosi, grotteschi, patetici, o sanguinolenti, che si ironizzi  sulle “canzoni d’Autore per gente squisita” (Una violenza inaudita), su donne nervose che hanno dimenticato “femminilità, educazione, / grazia e sincerità” (la provocatoria Donne di raso), o che ridono di tutti e piangono del proprio compagno, per poi inseguire miraggi di felicità in città estere più mondane (I migliori). Soprattutto per i versi più stralunati e umoristici immagineresti musiche leggere, o caposseliane e circensi; invece le musiche di queste canzoni sono spesso serissimi ed intense.

L’ispirazione di base è dichiaratamente il cantautorato anni ’60-’70, minimale, accorato e diretto, lo stesso che spesso pare animare le istantanee arrossate di Brunori e un effetto straniante e surreale è ricercato solo in determinati, sapienti momenti in cui i fiati gonfiano le canzoni di solennità. Non si avverte però il peso di alcuna patina tradizionale e polverosa, ma si percepisce la trasparenza e l’empatia di trame acustiche delicate, quasi sofferte (Ti sei fatta male e la splendida I migliori, con arrangiamento drammatico quasi in odore di prog-folk e sax setoso, prima di una coda tra jazz e klezmer), l’eleganza di sonorità cinematiche (Gloria Guida e la cangiante, irresistibile Tutti a terra, tra note di organo e ritornello swingato, quasi charleston), di un lento finto-romantico (Cannibali) o di sontuosi groove black (Donne di raso, con conclusiva, scherzosa e “liberatoria” citazione disco di Stayin’ Alive dei Bee Gees).

Un disco divertente, musicalmente più che raffinato, soprattutto quando reinventa coloratissime sonorità swing e jazz, in un aggettivo: magistrale. E le interpretazioni del leader Pierfrancesco del Seppia, che ha curato anche realizzazione grafica e impaginazione del booklet, sono attoriali, da ottimo mattatore, brillanti, ma anche precise ed eleganti. Se l’avete perso, correte a recuperarlo. Per sfogliarlo, leggerlo, sentirlo e gustarlo. 

Track List

  • Sono io l`educatore
  • Tutti a terra
  • Gloria Guida
  • Segugi sotto
  • Cannibali
  • Una violenza inaudita
  • Ti sei fatta male (Amateur)
  • Il male
  • Donne di raso
  • I migliori