Dal basso dei cieli<small></small>
− Italiana, Cantautore

Federico Sirianni

Dal basso dei cieli

2006 - La Casa
09/01/2007 - di
A quattro anni da “Onde clandestine”, disco d’esordio per il genovese adottato da Torino Federico Sirianni, esce questo “Dal basso dei cieli” che vede spostarsi un po’ lo sguardo del cantautore su altre tematiche testuali e musicali. Se il primo disco parlava di viaggi clandestini e di immigrati raccontandone le storie al suono dei Balcani, ora il suono diventa più quello waitsiano dei primi tempi, con il pianoforte che apre il brano e la voce rauca e piuttosto bassa che parla di città e quartieri, bar e quarti di vino (“Nel mio quartiere”).
Alcuni brani suonano molto americani, caratterizzati da un’estetica reale e visionaria allo stesso tempo, fatta di prostitute, polvere, bevitori ed esistenze marginali; Sirianni lancia così un ponte ideale, ma in fin dei conti reale, per cui non è difficile trovare assonanze fra i bar periferici di tutte le città, fra Torino e gli States (“Nel mio quartiere”). Un ponte sonoro musicale forse un po’ troppo simile a quello di Waits con la chitarra di Marc Ribot, ormai diventata un marchio, ed ovviamente al Capossela che più si rifà a quell’estetica. Facile è confrontare le similitudini testuali che intercorrono fra “Camionale” di Sirianni e “La notte se n’è andata” di Capossela.
Le canzoni però non si aggirano solo dalle parti geografiche appena descritte, né a livello musicale né a livello testuale: c’è l’America, c’è l’Italia, c’è Torino, c’è Genova, ma ci sono ancora i ritmi est europei. “Martenitza” è un braccialetto bianco e rosso che si regala secondo la tradizione bulgara il primo marzo: va posato sul ramo di un albero o sotto una pietra e, se il successivo primo di marzo lo si ritrova nello stesso posto, l’anno a venire sarà caratterizzato da grande fortuna. Apre il brano suonando l’organetto diatonico un bravo musicista genovese, figlio di un altrettanto grande musicista genovese: Filippo Gambetta. Belli anche gli interventi del clarinetto di Edmondo Romano. Dopo il soggiorno in Bulgaria ed i contatti con il popolo Rom di Sirianni, questi sono i brani che girano meglio.
“Monsieur Dupont” è il passaggio obbligato e noir per Parigi, aggirandosi lungo la Senna ed i suoi “fantasmi di vinili”. Un brano fra i più visionari del disco, ma anche fra i miei preferiti a livello musicale con i movimenti delle chitarre, le programmazioni e il bel suono della tromba di Giorgio Li Calzi. Dopo essersi spostato qua e là fra la Bulgaria, l’America e Torino, Sirianni torna a Genova, città in cui è nato con la coinvolgente “Liberaci dal mare”.
“Dal basso dei cieli” è un album ben curato sotto l’aspetto degli arrangiamenti, ricercati nella strumentazione e decisamente pieni che rendono piacevole ed estremamente scorrevole il disco. Soffre la pecca di essere derivativo e poco originale: si sente molto l’influsso di Capossela, di Bregovic, di Max Manfredi e soprattutto di Waits fino a sconfinare in quella che ho trovato poco apprezzabile “Melodia per occhi stanchi”, un brano preso pienamente da Waits: sia nella melodia natalizia già usata dal songwriter di Pomona che nel titolo stesso del brano (“A sight for sore eyes”).

Track List

  • Povre y sangre|
  • Camionale|
  • Perché la vita|
  • Nel mio quartiere|
  • La rosa rossa|
  • Martenitza|
  • Mr. Dupont|
  • Melodia per occhi stanchi|
  • Dal basso dei cieli|
  • Quando l’amore viene|
  • Estranei|
  • Liberaci dal mare|
  • Alle sette della sera|
  • Il diavolo e san Sava|
  • Povre y sangre (finale)

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