Donne mie<small></small>
− Italiana, Cantautore

Federico Fiumani

Donne mie

2006 - Federico Fiumani / Self
22/11/2006 - di
Federico Fiumani ne ha combinata un’altra delle sue: sparigliate le carte della consuetudine che, se si eccettua una registrazione live di una decina d’anni fa, da sempre lo vedeva collegato allo pseudonimo dei Diaframma, eccolo pubblicare un nuovo disco a proprio nome. Un’uscita nell’aria da qualche tempo, che nonostante i timori e la curiosità rispetto al tema affrontato nei dodici inediti qui raccolti, tutti brani che hanno a che fare direttamente con amori passati, il risultato spazza via d’un solo colpo tutti i dubbi del caso.
Finalmente solo, voce e chitarra con l’appoggio minimo di pochi altri strumenti, Fiumani ritrova una dimensione che nei lavori dell’ultimo decennio era andata via via offuscandosi, abbracciando qui col piglio diretto che lo contraddistingue il tema principe della sua poetica: l’amore sofferto, conquistato e perduto. Un disco che contiene il canto di un uomo che ambisce e invoca, sospeso tra certezze e fallimenti, vanti e ipocrisie, moti d’orgoglio e ingenuità.
Album dall’incedere lento e raccontato con tono intimo e colloquiale, “Donne mie” è, come ogni capitolo della discografia fiumaniana, una lezione esemplare di punk sentimentale, antagonista, nient’affatto scontato. Anche qui infatti, senza ipocrisie come è solito fare, Federico Fiumani si mette a nudo, permettendosi il lusso di citarsi senza risparmiare dettagli di un autobiografia che si completa qui di tasselli importanti.
Era dal 1989, dall’EP “Gennaio” citato non a caso nel reading “L’ora più bella”, uno dei punti più spiazzanti di questo disco, che il racconto autobiografico di Fiumani non veniva ripercorso con tanta vitalità. Se allora si trovava a ripartire voce e chitarra come unico depositario del marchio Diaframma, oggi più che mai è il lavoro con e su sé stesso, senza alcun filtro o paravento di sorta, ad essere centrale nella sua forma canzone.
È in questa chiave che va letta la scelta di evitare come consuetudine alcun appoggio in fase di produzione, e di registrare un disco sostanzialmente in presa diretta, a catturare l’immediatezza di impulsi sfuggevoli, umani e quindi imperfetti per definizione. Serenate alla luna come “Carta da parati”, canzoni come capitoli di un libro di educazione sentimentale, lettere come la lacerante e dolcissima ballata “Diciott’anni” in cui il piano avvicina il mood di “The ship song” di Cave.
“Donne mie” è il resoconto amaro di una vita amorosa scandagliata con freddezza, e le struggenti “Un´idea di Paola” e “Cara Elisabetta” - quest’ultima con il riferimento alle età della vita viste con la spietata lucidità di chi ha vissuto sulla propria pelle ebbrezze e disillusioni - ne rappresentano entrambe emblema e testamento.
“La mia ragazza dorme la domenica mattina” colpisce per il suo accento melodico e solo apparentemente scanzonato, mentre non a caso è da cercare nella finale “Felice” la sorprendente conclusione a tanto struggente languire: una vita vissuta da sempre spavaldamente, alla ricerca dell’attimo, ci consegna oggi un ragazzo che “non è più vecchio di chi comincia adesso” e la sua consapevolezza è un regalo grande che fa ben sperare nel futuro.
Anche se questo non è il nuovo disco dei Diaframma, nonostante ciò rientra nella cerchia dei loro più belli dai tempi di “Gennaio”.

Track List

  • L´incendio|
  • Carta da parati|
  • Diciott´anni|
  • L´ora più bella|
  • Perdonami di essermi innamorato di te|
  • Cara Elisabetta|
  • La mia ragazza dorme la domenica mattina|
  • Amore?|
  • La nostalgia|
  • Un´idea di Paola|
  • Buster Mathis|
  • Felice

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