Musical Prophet-The Expanded 1963 New York Studio Sessions<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz

Eric Dolphy

Musical Prophet-The Expanded 1963 New York Studio Sessions

2018 - Resonance Records / IRD
13/02/2019 - di
Eric Dolphy non fumava, non beveva e non si drogava, non faceva le ore piccole se non per suonare ed esercitarsi senza sosta, non comunicava il fascino tenebroso e maledetto di tanti bopper che lo avevano preceduto né condivideva la loro infanzia difficile in ambienti degradati. Fu insomma il classico atipico: figlio unico di una solida famiglia working class di Los Angeles, non chiedeva nulla se non far crescere la sua musica e dare forma alle sue idee, come e soprattutto con chi voleva. I genitori gli procurarono i migliori insegnanti in città, e trasformarono il garage di casa in uno studio per le prove, ma il suo Paese non fu altrettanto generoso con lui (la rivista Down Beat lo classificò come “anti-jazz”) e il destino gli presentò il conto a soli 36 anni, in un jazz club di Berlino, nel cuore di quell`Europa dove sapeva di poter trovare cervelli e cuori più aperti. Era il 29 giugno 1964: in una serata maledetta, una grave forma di diabete non curato non gli lasciò scampo. Nel suo curriculum ci sono solo cinque sedute di registrazione da leader, tra il 1960 e il 1964, e un bouquet di collaborazioni di altissimo profilo, in studio e dal vivo: Chico Hamilton (con cui Dolphy esordì), John Lewis e Gunther Schuller, Charles Mingus, Ornette Coleman (è nel secondo quartetto di Free Jazz), Max Roach, John Coltrane (su Olè e Africa-Brass). Dolphy fu il “musicista dei musicisti”, un destino toccato a molti nel jazz e nel rock. “I don`t know where he`s going and I don`t know where I`m going” diceva Coltrane del loro breve e musicalmente spericolato sodalizio. Seduto al pianoforte di casa, Trane suonava i pezzi dell`amico californiano, e gli prestava un po` del suo genio nella ricerca di un arrangiamento, o del tempo giusto.

Questi triplo cd della Resonance Records ha il merito di rimettere ordine tra i materiali delle session newyorchesi dell`1 e 3 luglio 1963, ripulendo e ripubblicando le tracce che formarono i dischi Conversations (1963) e Iron Man, uscito postumo nel 1968, e aggiungendo quasi un`ora di versioni alternative. All`epoca Dolphy non entrava in uno studio da leader da due anni e mezzo e l`offerta dell`etichetta FM, il cui comproprietario e produttore è Alan Douglas, è come manna dal cielo. Può scegliersi i brani e gli arrangiamenti, i compagni di viaggio preferiti e le formule con cui farli interagire tra loro. Dolphy è un eccentrico per scelta, uno a cui piace mettersi alla prova in situazioni strane e inedite. Suona il flauto – ispirandosi al canto degli uccelli che ama trascrivere – e non disdegna il sax alto, ma lo strumento in cui si rispecchia davvero è il clarinetto basso, che ha portato a livelli di solismo inimmaginabili. Si è formato su Charlie Parker ed è un esponente dell`hard bop più maturo, ma la sua ricerca si dirige verso una libertà armonica più ampia, che si traduce nella scelta di rapporti sempre più liberi tra le note, sulla scia della musica classica contemporanea più che del free jazz (c`è molto di scritto nella sua musica, al di là delle apparenze). Soprattutto ama mescolare i musicisti e schierarli in formule ardite e spesso inedite, dai duetti ai quintetti tradizionali, dal “solo” ad affollati “decetti” con ben sei fiati nella line up. Non è difficile capire perché i critici dell`epoca, le case discografiche e i locali non gli facessero ponti d`oro.

Tutti questi aspetti emergono con chiarezza nelle 19 tracce del cofanetto, corredate da un centinaio di pagine dense di interviste, brevi saggi critici, testimonianze e rare fotografie d`epoca, come da tradizione della Resonance, etichetta specializzata in preziose riscoperte e riedizioni. L`ascolto più efficace è quello trasversale ai tre cd, che segue l`evolversi delle diverse formazioni guidate da Dolphy in quelle intense giornate estive. Si parte allora dalle tre versioni di Love Me, che lo vedono protagonista al sax alto in coraggiosa solitudine. Lo stile parkeriano è la base da cui partire nell`esplorazione dei limiti estremi dello strumento, lavorando su intervalli molti ampi ma riuscendo comunque a far vibrare profondamente la melodia del brano. Un Dolphy “single”, affascinante ma non così efficace come nel duo con Richard Davis, per un “matrimonio” musicale (la definizione è proprio del contrabbassista) qui documentato in sei tracce che sono forse il lascito più duraturo di queste sessioni. In Alone Together, tra esplorazioni timbriche, folate di note e passaggi più melodici, siamo tra il jazz e la musica da camera, ma tutto suona anche molto fisico e materico, con lo sfregolìo delle corde che si mischia allo scricchiolare del legno del clarinetto basso (come in Muses For Richard Davis). Il fiato sembra dipingere sulla sobria tela intessuta dal contrabbasso, lavorando un po` per consonanza e un po` per dissonanza (Come Sunday). Ode To Charlie Parker fa storia a sé: Dolphy passa al flauto, per un leggiadro omaggio che ricalca al flauto la tecnica di Bird.

Lo spettro dei suoni si allarga nel quintetto: la “famiglia” cresce con il vibrafono di Bobby Hutcherson e la tromba dell`allora diciottenne Woody Shaw. Jitterbug Waltz, da un tema di Fats Waller, ha un arrangiamento giocoso e divertente. Dei suoi colleghi che percorrono le strade dell`avanguardia Dolphy condivide la densità e l`energia, senza sembrare però mai troppo serioso. Iron Man e Mandrake partono da melodie hard bop più tradizionali per poi allineare le stesse sequenze di assoli (sax alto, tromba, vibrafono e contrabbasso); l`eruzione di suoni di Dolphy (al sax alto) e di Shaw, che si passano la mano in perfetta comunanza di intenti, è una botta emotiva di rara intensità. Humour e allegria li ritroviamo in Music Matador, brano carico di folklore spanish. Qui entrano Clifford Jordan (sax soprano) e William Prince Lasha (flauto), ed esce Bobby Hutcherson, per un sestetto che ribadisce la sua potenza riproponendo regolarmente il tema come passaggio obbligato tra un assolo e l`altro. Dolphy provvede a “sporcarne” la compattezza, e quando è il suo turno sfoggia al clarinetto una timbrica ampissima. Se la vita fosse stata più generosa con lui, il musicista californiano avrebbe sicuramente avuto il tempo di affinare il suo approccio con le formazioni più folte e ricche di fiati, come il “decetto” di Burning Spear, dove regala altre eccentricità di gran classe aggiungendo un fagotto (Garvin Bushell) e raddoppiando il contrabbasso (Davis più Eddie Khan), tra corde pizzicate e archetto. Ma possiamo accontentarci anche così, godendoci una musica che col tempo sembra aver guadagnato in modernità e attualità, per rivelare solo ora il suo significato più profondo.

 

Track List

  • CD 1 CONVERSATIONS
  • Jitterbug Waltz
  • Music Matador
  • Love Me
  • Alone Together
  • Muses For Richard Davis (previously unissued 1)
  • Muses For Richard Davis (previously unissued 2)
  • CD 2 IRON MAN
  • Iron Man
  • Mandrake
  • Come Sunday
  • Burning Spear
  • Ode To Charlie Parker
  • A Personal Statement (bonus track)
  • CD 3
  • Music Matador (alternate take)
  • Love Me (alternate take 1)
  • Love Me (alternate take 2)
  • Alone Together (alternate take)
  • Jitterbug Waltz (alternate take)
  • Mandrake (alternate take)
  • Burning Spear (alternate take)