Il mattino ha l´oro in bocca<small></small>
− Italiana, New-Wave

Epo

Il mattino ha l´oro in bocca

2002 - Divert/Global Net
10/11/2002 - di
Core: in anglofono nocciolo, essenza, nucleo vitale. Qualche migliaio di Km più a sud, all’ombra dei vicoli partenopei, core è sinonimo di sensibilità, concretezza, cuore, appunto. Quello di Epo è un cuore maltrattato, respinto, dubbioso e tormentato. Un cuore messo a nudo in un album denso e decisamente notturno, a dispetto del titolo che rimanda altrove, a quei temi che richiamano buoni propositi che nelle 11 tracce che lo compongono si ritrovano a fare irrimediabilmente i conti con la propria disillusione.
Di questo progetto conosciamo poco: ne è artefice primario il giovane cantautore Ciro Tuzzi, per presentare il quale si sono azzardati paragoni con Eddie Vedder dei Pearl Jam, con gli Alice in Chains, Jacques Brel… a ben vedere similitudini che non possono che lasciare insoddisfatti. Se proprio di modelli vogliamo parlare allora credo sia giusto che questi vadano cercati in territorio nazionale, partendo da quelli citati esplicitamente nell’album. Fabrizio De Andrè prima di tutti, di cui della straordinaria “Amico fragile” Epo aggiorna con una sensibilità fuori dal comune la rabbiosa passione di un testo difficile. Ancora meglio va con Lucio Battisti, di cui viene reinterpretata in una struggente versione “Anna”. Che dire poi della scuola napoletana della quale Epo si riappropria in “Core” (appunto), uno dei brani più riusciti del disco, recuperando sia la chitarra acustica che il dialetto a reclamare a suo modo l’appartenenza ad una nuova generazione di quel “fare musica” che nel passato partendo da Napoli ha saputo conquistarsi popolarità in tutto il mondo.
Al primo ascolto Epo sa spiazzare reclamando da subito un’attenzione tutta particolare. L’indole sofferta e travagliata del cantautore è il primo chiaro fattore che influenza con determinazione brani in cui emozioni, intimismo e introspezione non sono ruffiani atteggiamenti da “bello e dannato” del momento (ho scritto “bello”? Mah…), ma nascono da un più profondo e semplice bisogno di comunicazione.
La musica segue a ruota queste necessità, movendo assecondando il gusto per un certo slow core tanto in voga ultimamente, soprattutto nella ballata d’apertura “Serie/parallelo” e nello sfogo di “Città amara”. Qua e là fanno capolino tracce di un gusto rock molto raffinato anche se sostenuto (La strategia del mare) e di un’anima etnica traslata in scenari futuribili come nella title track, un lungo e ipnotico itinerario arabeggiante tra gli stretti vicoli di Napoli che farebbe invidia ai conterranei Almamegretta.
Gli arrangiamenti privilegiano le sonorità calde della chitarra acustica supportate da un’elettronica sapientemente dosata dal tastierista e produttore Mario Conte, al quale va riconosciuto il merito di non aver invaso lo spazio destinato alla voce calda e a tratti rotta dall´angoscia, ma che anzi al fianco di questa viene utilizzata come freddo contraltare.
A queste note va aggiunta la cura con la quale, finalmente, sono realizzate la confezione e il booklet, che privilegia una grafica minimale e sobria.
Credo che Epo abbia tutte le carte in regola per offrire alla musica melodica italiana una nuova iniezione di vitalità, una prova onesta e coraggiosa che saprà mettere d’accordo i fans del pop italiano più marcatamente da classifica con quelli dell’indie più oltranzista ed elaborato. Potere del cuore. Anzi, del core!

Track List

  • serie/parallelo|amico fragile|eritropoietina|sete|la strategia del mare|luce propria|il mattino ha
  • l’oro in bocca|tu nunn’ o’ ssaje|core|città amara|anna

Epo Altri articoli