A Dark Murmuration of Words<small></small>
Americana • Folk

Emily Barker A Dark Murmuration of Words

2020 - Everyone Sang /Thirty Tigers

01/12/2020 di Laura Bianchi

#Emily Barker#Americana#Folk

Che suono ha la dolcezza, quando è unita alla forza? Ascoltando l'ultimo album della cantautrice australiana Emily Barker, possiamo farcene un'idea piuttosto precisa. Prodotto da Greg Freeman (Portico Quartet, Peter Gabriel, Amy Winehouse) e registrato nel Galles, grazie all'apporto di eccellenti musicisti come Rob Pemberton a percussioni e synth, Lukas Drinkwater al basso, Pete Roe alle tastiere, Misha Law ed Emily Hall ai violini, A Dark Murmuration of Words consola e rigenera.

Non si pensi però che la dolcezza della voce di Barker e la morbidezza dei suoni corrispondano a melensaggini insulse, che strizzano l'occhio al country folk; semmai, siamo più dalle parti di PJ Harvey o di Alison Krauss che di Dolly Parton, sia per la profondità dell'interpretazione, sia per le tematiche trattate. Ad esempio, The Woman Who Planted Trees, ispirata all'attivista kenyota Wangari Maathai, che ha fondato The Green Belt Movement per incrementare la riforestazione e fornire cibo e istruzione alle donne della sua comunità, viene impreziosita dalla forza espressiva della voce di Barker, convincente e trascinante.
 
Machine rappresenta però forse la canzone più compiutamente politica del disco; anche senza comprendere le (fortissime) parole del testo, chiunque può rendersi conto del mood del brano, che dipinge la storia della schiavitù e dei suoi effetti sulla società contemporanea, soprattutto nel rapporto fra afroamericani e bianchi. Parole come  “I covered all my tracks in books on history. Justified my actions through anthropology. I chose what to remember and what we should forget…” riflettono la verità dei privilegi dei bianchi e sollecitano l'ascoltatore a prendere una posizione, come nel caso della celeberrima Which side are you on?, di Pete Seeger, di cui il brano riprende alcuni aspetti timbrici e ritmici.

Non mancano però nemmeno i passaggi più riflessivi, quasi filosofici, in cui Barker medita su solitudine e significato dell'esistenza: in When Stars Cannot Be Found, sostenuta da un coro coinvolgente, la voce canta: “I see Venus shine through a silhouette of trees. I feel so small tonight, I guess as it should be. We are made of stardust, oxygen and bones. So don’t forget to look up, when you feel alone.”
Piccola poesia, quotidiano respiro, buon disco, che arricchisce e consola. Non poco, di questi tempi.

 

Track List

  • Return Me
  • Geography
  • The Woman Who Planted Trees
  • Where Have the Sparrows Gone?
  • Strange Weather
  • Machine
  • When Stars Cannot Be Found
  • Ordinary
  • Any More Goodbyes
  • Sonogram