Leonesse<small></small>
Italiana − Canzone d`autore

Emanuele Dabbono

Leonesse

2018 - OrangeHomeRecords
05/02/2019 - di
Dove sta andando il pop in Italia? E` destinato a essere relegato nella dimensione delle meteore televisive o dei tormentoni estivi, o possiede una propria individualità, una dignità che vada oltre il mero obiettivo del successo commerciale? 

Per avere una risposta esaustiva, consigliamo l`ascolto di Leonesse, l’album registrato dal vivo da Emanuele Dabbono a La Claque (Teatro della Tosse, a Genova) nell`aprile 2018. Ventenne, nel 1997 il cantautore genovese vince il premio della critica a Castrocaro, e undici anni dopo si piazza terzo nella prima edizione di X Factor. Da quel momento, si moltiplicano gli impegni soprattutto come autore per altri, e il re del pop italiano nel mondo, mister disco di platino Tiziano Ferro, lo elegge come autore preferito: sue sono Incanto, Il Conforto (che ora compare in un`ennesima cover nell`ultimo album di Giorgia), o Valore assoluto.

Ma, come spesso avviene, un autore coltiva anche il desiderio di esprimersi autonomamente, di esibirsi dal vivo coi propri pezzi, e Dabbono persegue l`obiettivo con tenacia e competenza, realizzando alcuni dischi originali, e infine proponendo la sintesi del proprio percorso in Leonesse, che vede la produzione non solo sua, ma anche di Raffaele Abbate.

Nel disco sono ripresi quattordici brani della discografia precedente, completamente riarrangiati per cercare di comunicare live nella maniera più diretta e coinvolgente possibile. Per questo, Dabbono si giova di una band di tutto rispetto, composta da Marco Cravero (Francesco De Gregori) alla chitarra elettrica e classica, Fabrizio Barale (Ivano Fossati) alla lap steel e alla 12 corde, Michele Aloisi (New Trolls) al basso, Fabio Biale (Luf) al violino e ai cucchiai, Giuseppe Galgani e Matteo Garbarini alla chitarra elettrica, Gianka Gilardi alla batteria e percussioni.

Il risultato è un lavoro curatissimo, versatile e profondo; il pubblico si sente nella registrazione, ma non, come spesso avviene, con urla vagamente isteriche, bensì in una costante e forte empatia, e ciò contribuisce a rendere il clima autentico e caldissimo. Merito anche della resa dei brani, della bravura della band, dell`interpretazione convinta e convincente dell`autore, che porge le proprie canzoni come creature forti e fragili insieme, usando una voce potente, ma anche duttile, e non nascondendo spesso la propria emozione.

La degregoriana Corpi, così, si arricchisce di sfumature folk grazie al violino preciso e incisivo di Biale, efficace e presente anche nell`intro alla Dylan di E tu non ti ricordi, intensa meditazione sul filo della lap steel di un Barale in stato di grazia; le percussioni e la voce di Dabbono incitano il pubblico in una trascinante Pacifico; la narrazione del rapporto col padre prima, e con le proprie figlie ora, introduce il brano Mio padre, in cui l`arrangiamento chitarra e voce sottolinea un`interpretazione toccante. Le parole chiare e precise dei testi si intrecciano con suoni limpidi e efficaci, e disegnano un percorso artistico e esistenziale coerente e compatto, di un uomo che ha raccolto soddisfazioni dalla propria professione, ma che conserva passione e entusiasmo; se si ascolta Ci troveranno qui, dal sapore springsteeniano, o Alla fine, una confessione d`amore per la propria compagna, per la vita stessa e per la musica, ci si convince del tutto che Dabbono non è di certo una meteora pop, e merita non solo un ascolto, ma anche una presenza al prossimo live.

 

Track List

  • Piano
  • Le onde
  • E tu non ti ricordi
  • Capo di buona speranza
  • Siberia
  • Scritto sulla pelle
  • Treno per il sud
  • Pacifico
  • Le cose che sbaglio
  • Mio padre
  • Alla fine
  • Mostar
  • Corpi
  • Ci troveranno qui