Brumantica<small></small>
− Italiana, Jazz

Ducoli

Brumantica

2006 - Double Stroke Records
30/11/2006 - di
È sempre più difficile seguire il percorso artistico di Alessandro Ducoli, che abbiamo via via incontrato nelle spoglie di Bacco Il Matto, de La Banda Del Ducoli, dei My Uncle The Dog, dei Brother K, degli Spanish Johnny e anche di sé stesso in qualche disco solista.
Più che di un problema di identità multiple, il songwriter camuno soffre di un approccio famelico che lo porta ad ingerire enormi quantità di musica e a produrne altrettanta senza mai saziarsene. Nel corso degli anni ha assunto dosi elevate di rock’n’roll, trangugiato la parte più genuina del cantautorato italiano e addentato qualche boccone di jazz.
Non avremmo però pensato che uno come lui, abituato a riempirsi la bocca a grandi morsi, potesse sedersi a tavola e attenersi ad un menu esclusivo, masticando ogni portata come si deve. Invece non solo c’è riuscito, ma ha addirittura invitato gente come Ares Tavolazzi, Ellade Bandini e Sandro Gibellini. Ducoli ha fatto trovare pronte le canzoni e poi le ha servite ad un ensemble di numi del jazz che si è talmente ingolosito da abuffarsi alla sua stessa stregua.
Ne è venuto un disco che non è il jazz altezzoso concesso alla canzone né tantomeno la canzone che si pavoneggia con il jazz più fumoso. Non aspettatevi di trovarvi un Capossela da ora tarda o l’ennesimo cantautore italiano infatuato da arrangiamenti nobili: sarà per via della nebbia, che è l’ambiente da cui le canzoni muovono il loro sguardo, o sarà perché il punto di vista del Ducoli è sempre più lontano dal mondo, ma qua jazz e cantautorato non conservano le loro solite forme addomesticate.
Ducoli canta, spesso parla, come un cane rognoso e gli arrangiamenti lo assecondano nei lenti più reietti, lo provocano sui tempi più ansiosi. Tromba (Fabrizio Bosso), basso (Ares Tavolazzi), chitarre (Mario Stivala e Sandro Gibellini), piano e Rhodes (Alessandro Galati), spazzole e batteria (Ellade Bandini) scendono al fiume della scrittura del Ducoli e avanzano sui suoi argini conoscendo e disconoscendo il mondo.
Addentrandosi nella nebbia si scorgono pezzi inquieti, una “Un piede nella fossa” swingata dagli stacchi del Rhodes e una manciata di ballate che non si rassegnano al romanticismo. Il finale fa venire i brividi dentro le ossa con una “Maddaluna”, tutta voce e tamburi come il De Andrè più “indiano”, e poi con una versione de “La canzone di Marinella” improvvisata, che scivola davvero verso il fiume.
“Brumantica” sarà anche la scienza che studia la nebbia, ma neanche quella basta a definire un personaggio come Alessandro Ducoli, uno che ogni volta assume una forma e un nome diverso, ma che in fondo è sempre e solo sé stesso: affamato e selvatico come pochi.

Track List

  • Brumantica|
  • Un piede nella fossa, quell’altro sulla vanga|
  • Lettera|
  • Tutta colpa sua|
  • Blou|
  • Nebbia e sabbia|
  • Perduta|
  • Maddaluna|
  • La canzone di Marinella