Soft Hard & Loud <small></small>
Jazz Blues Black • Blues • Rock

Dennis Jones Soft Hard & Loud

2020 - Blue Rock Records

28/02/2021 di Leandro Diana

#Dennis Jones #Jazz Blues Black#Blues

Soft Hard & Loud è il sesto disco in studio di Dennis Jones, ottava uscita se includiamo un live e un dvd, a partire dall’esordio del 2003 con Falling Up. Non ci sono sussulti nella discografia di Jones, il suo chitarrismo naviga quieto tra porti sicuri, per lo più una versione sedata di Stevie Ray Vaughan con puntatine verso certe morbidezze che vorrebbero citare BB King e punte di acidità hendrixiana quando decide di affacciarsi su territori più rockeggianti. E il nuovo disco non fa eccezione.

Batteria e basso dal suono molto pulito, di vaga derivazione soul-funk, e ritmo leggermente funkeggiante aprono le danze con Revolves around you, dove una stratocaster pulita, affiancata da un po’ di wah wah la fa da padrona in un pezzo che scorre “easy” senza scossoni, neanche nel solo. A seguire Jones con I love the blues torna a spiegare il suo amore per il blues (che si capiva bene lo stesso, anche se non lo avesse già esplicitato con il titolo del suo secondo album Passion for the Blues già nel 2005) rifugiandosi in un lento in minore con il supporto di un buon organo hammond. Like sheep picchia giù duro con un riff granitico e una batteria quadrata con hi-hat aperto, ma i suoni tarati sul paradigma soul-funk rendono poco credibile il boost di cattiveria. Uno degli highlights del disco è invece la seguente Front Door Man in cui l’aumento di bpm inizia a far venir voglia di battere il piedino.

Si tratta di una parentesi, purtroppo, perché Nothin’ on you torna su ritmi lenti con l’unica funzione di aumentare l’entropia dell’universo, senza aggiungere nulla al patrimonio artistico mondiale. Con I Hate Hate arrivano anche i buoni sentimenti espressi con un testo dalla profondità che avrebbe meritato un’insufficienza anche in terza elementare, su una base musicale addirittura reggae. Il funk rock ben educato di Jones torna in Gonna Be Alright e tenta la carta della sfrontatezza in When I Wake Up che ha quantomeno il merito di uscire leggermente dai canoni troppo rigidi del resto del disco. Segue I’m not, con un arrangiamento che ricalca pedissequamente quello di Stormy Monday nella versione della Allman Brothers Band, con tanto di hammond a ripassarne i passaggi chiave su carta carbone; purtroppo il risultato resta seduto e senza guizzi.

Chiude il disco la brusca pedata sull’acceleratore di Burn The Plantation Down che ha quantomeno il merito di risvegliare l’ascoltatore dal sopore; musica e interpretazione vocale trasmettono bene la rabbia del testo ma il risultato complessivo viene penalizzato dal mancato adattamento dei suoni e del mixaggio, che restano gli stessi per tutta la durata dell’album… Stili diversi richiedono atmosfere diverse e suoni diversi, non basta accendere e spegnere il distorsore.

Un brutto album? Questo sarebbe forse ingeneroso perché il disco scorre anche gradevolmente, specie in sottofondo; Jones ha una buona voce, suona bene la chitarra, e le canzoni sono pesantemente basate su suoni e stilemi classicissimi in cui tutti gli appassionati del genere possono ritrovare qualcosa di loro gradimento. Quello che manca è la personalità, quel guizzo che consenta di distinguerlo dalle decine uscite simili che il mercato digitale propone settimanalmente; e in questo mare magnum vale forse la pena di saltare oltre e impegnare il proprio tempo ascoltando altro, specie se siete alla ricerca di quel “quid” in più, di quella scintilla che faccia alzare la testa e dire «e questo chi è?!». Ma se volete concentrarvi su altro senza distrazioni, con una gradevole base musicale blues-rock, questo disco potrebbe valere un ascolto.

 

 

Track List

  • Revolves Around You
  • I Love the Blues
  • Like Sheep
  • Front Door Man
  • Nothin` on You
  • I Hate Hate
  • Gonna Be Alright
  • When I Wake Up
  • I`m Not
  • Burn the Plantation Down