… un nome ad ogni pioggia<small></small>
− Italiana, Rock

Del Sangre

… un nome ad ogni pioggia

2006 - Autoprodotto
27/10/2006 - di
Non vorremmo vantarci di capacità profetiche che non abbiamo, ma il fatto che questo terzo disco dei Del Sangre sia autoprodotto e non ancora ufficialmente distribuito, ci pare la conferma di quanto avevamo scritto nel recensire il precedente “Terra di nessuno”: il progetto di Luca Mirti sta seguendo un tracciato che nel nostro paese purtroppo può essere percorso quasi esclusivamente in modo clandestino.
La musica dei Del Sangre infatti attinge ad un rock di matrice americana sempre meno considerato, soprattutto se poi si nutre di un folk scarno e randagio.
In questa situazione marginale, al confine con una zona d’ombra che rasenta l’oscurità, i Del Sangre si trovano a loro agio, anche perché le loro canzoni sono pervase da un costante senso di perdita.
Sarà che questo nuovo cd è dotato di arrangiamenti più acustici e solitari, sarà che i testi sono spesso attraversati dalla presenza della morte e di assassini; comunque sia i brani godono di uno sfondo buio che meglio valorizza la voce e la scrittura di Mirti. La scelta è azzeccata, al punto che l’insieme risulta meno derivativo che in passato e le canzoni più solide, più mature.
Si comincia con “La mia città”, introdotta da una chitarra e da un canto amaro che si muovono tra quartieri notturni come in una ballata di De Andrè: lo spettro del cantautore genovese appare in lontanza, sbiadito come quello di alcuni songwriters americani. Gli arrangiamenti poi sono essenziali, composti da chitarre per lo più acustiche e da qualche sporadico intervento di tromba, spazzole, wurlitzer e poco altro. Incidono soprattutto la tromba di Luca Marianini e la chitarra elettrica di Vieri Bougleux: se il primo porta un soffio in più alle ballate, il secondo dà robustezza a pezzi rock come “Il mio nome è …”.
Quella dei Del Sangre non appare così una semplice condizione da “loser”, da malinconici perdenti dediti ad una mera nostalgia, ma piuttosto la situazione di chi non si arrende pur non trovando alcuna via d’uscita.
Le uniche debolezze del disco sono qualche percussione programmata e alcuni arrangiamenti d’archi eseguiti con le tastiere che tendono a dare ad un paio di pezzi un’enfasi non strettamente necessaria. Ciò comunque non incide sull’intensità generale del cd, che può appoggiarsi anche sul canto migliorato dello stesso Mirti.
Il finale è una concessione ad un’ideale di speranza mutuato dal sogno americano: prima una “Il confine dell’odio e dell’amore” cantata in compagnia dell’amico Joe Grushecky, con tanto di armonica e spirito contagioso, e poi una ghost-track, che sembra provenire dai luoghi romantici e loschi di “Born to run”, chiudono un lavoro che segna un passo avanti per i Del Sangre. Almeno su quella terra di nessuno a cui loro appartengono.

Track List

  • La mia città|
  • Si muore una volta sola|
  • Il mio nome è …|
  • Marcella au revoir|
  • Il diario dell’assassino|
  • Per non lasciarti fare …|
  • Quando è tempo|
  • Se potessi|
  • Hotel Cristo|
  • Tra una lacrima e il cielo|
  • Il confine dell’odio e dell’amore (the line of love and hate)

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