Fresh fruit for rotting vegetables<small></small>
− Americana, Punk

Dead Kennedys

Fresh fruit for rotting vegetables

1980 -
28/03/2004 - di
L’album d’esordio della band di San.Francisco ha, tra i suoi innumerevoli pregi, quello di aver portato all’attenzione di tutti gli amanti del punk che, quello americano, era sullo stesso livello di quello inglese come stile compositivo e che, in merito ad innovazioni sonore, ne era addirittura superiore.
Il mio incontro con questo disco è stato bizzarro, perché me lo regalo un ragazzo che veniva in villeggiatura estiva nel mio paesino, dicendo che ormai non si sentiva più di ascoltarlo, dato che era entrato a lavorare per una banca e voleva dimenticare il suo passato da punk militante; non ho mai condiviso questa sua scelta, ma non potevo rifiutare il vinile di “fresh fruit..” tanto più come omaggio!
Non posso descriver la scarica d’adrenalina provocatami dai solchi di questo disco appena poggiato sul mio giradischi; l’inizio, la rivelazione, è “Kill The Poor”: brano che apre l’album come una lama che incide la carne viva!
Gli altri quattordici brani seguenti sono altrettante scariche sonore che dettano gli schemi del punk post-Sex Pistols, ormai i Kennedy morti erano gli indiscussi re del punk mondiale, capitanati da un personaggio così carismatico e anticonformista da permettersi di metter alla berlina tutto ciò che del suo paese non gli andava a genio; e a Jello Biafra gli Stati Uniti d’America dell’epoca proprio non gli piacevano! Pericoli di guerre nucleari, presidenti repubblicani inetti, stato sociale assente, fantasmi del Vietnam alle spalle ma ancora vivi, tutto ciò si rincorre nelle liriche di Jello, urlato all’orecchio di quegli americani che le vogliono sentire, e a maggior ragione, a chi vuol ancora credere alla bella favola del sogno americano.
Passando all’analisi dei brani, come non restare folgorati dalla velocità incalzante di “Drug Me” di “Your Emotions” di “Stealing People’s Mail” di “Funland at the Beach”, poco più di un minuto a testa di punk essenziale, minimale, assoluto.
Altri brani essenziali del disco sono “Chemical Warfare”, dove la chitarra di East Bay Ray si esalta, coadiuvata dal basso non più solo monocorde (come il “vecchio” punk insegnava) ma schizoide ed obliquo di Klaus Flouride, e la voce di Jello che canticchia allegramente fino alla “poltiglia sonora” finale, e “I Kill Children”, “punk song” piena di ritmi sincopati, “stop and go”, che spiazzano per la loro incisività e ruvidezza.
Ma i capolavori assoluti restano i due singoli che anticiparono l’uscita del disco e che ne tracciano le linee guida; “California Uber Alles”, grido d’odio verso la politica californiana dell’epoca paragonata al regime nazista, costruita su di un tappeto sonoro graffiante e sublime e “Holiday in Cambodia” che inizia con un intro quasi dark alla Bauhaus, per poi proseguire con la batteria incalzante di Ted che si esalta nel ritornello e nella chiusura finale del pezzo, nella quale il signor Biafra recita come un mantra ossessivo il nome di Pol Pot, vero Bin Laden dell’epoca!
Ultimo sberleffo del disco è la cover di “Viva Las Vegas” di Elvis Presley, dove il punk rock consacra se stesso nella parodia dell’assoluta dissacrazione di un mito americano.

Track List

  • Kill the Poor
  • |Forward to Death
  • |When Ya get Drafted
  • |Let’s Linch tha Landlord
  • |Drug Me
  • |Your Emotions
  • |Chemical Warfare
  • |California Uber Alles
  • |I Kill Children
  • |Stealing People’s Mail
  • |Funland at the Beach
  • |Ill in tha Head
  • |Holiday in Cambodia
  • |Viva Las Vegas