Sonnambuli<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz

De Aloe - Librasi - Stranieri

Sonnambuli

2018 - Barnum for art
21/12/2018 - di
"Ancora una volta musica (o jazz) d`avanguardia? Non mi basta. Questi tre artisti - sonnambuli o fantasmi - si sfiorano senza sovrapporsi per non rompere l`incantesimo. E` una polifonia che mi fa pensare al teatro dell`assurdo....".

Questi sono alcuni passaggi tratti dalle note che il grande Gianni Coscia dedica a questa nuova fatica dell`etichetta Barnum for art fondata da Max de Aloe con l`intento, fino ad ora pienamente conseguito, di dare vita a una musica che fondi la sua qualità su di un approccio integrale, inclusivo, originale e rispettoso di un bene da fruirsi e non da consumarsi.
 
Riportiamo le parole dell`artista piemontese non certo per delegare un parere ma per partire da spunti che permettono di evidenziare i tratti più significativi di un`opera che vale certamente la pena di conoscere.

Max De Aloe (armonica cromatica), Ermanno Librasi (clarinetto basso) e Nicola Stranieri (batteria) rappresentano un sodalizio consolidato che, come giustamente ricordato in premessa, va oltre il paradigma del jazz d`avanguardia, assai poco applicabile ad avviso di chi scrive, per aprirsi a tecniche comunicative al contrario accessibili e al tempo stesso ricche, dense e profonde.

Gli ingredienti sono numerosi e tra questi uno dei più interessanti ed evidenti risiede effettivamente nel carattere polifonico delle composizioni. Ad esempio, nel brano di apertura il clarinetto sostiene la trama con un riff quasi ostinato l`armonica che disegna un tema interessante, strutturato su semplici linee discendenti e ascendenti sfumate con alterazioni e progressioni. I due strumenti poi si ricercano e si interallacciano in modo apparentemente "loose" ma in realtà piuttosto logico; l`effetto che si ottiene favorisce un ascolto libero ma guidato, in eccellente equilibrio tra logica e spontaneità. 

Stesso discorso per l`affascinante Ul Giuan Marcora in cui la matrice folk / tango, resa attraente da una chiave in minore, non si limita alla ballata; l`ouverture della fisa é seguita dal tema caricato dal clarinetto per poi proporre uno sviluppo in cui i due strumenti si integrano in una preziosa alternanza ritmica e in uno sviluppo assolutamente coerente.

Altra componente importante del lavoro é la sapienza ritmica ancor più rilevante se si tiene presente la mancanza del basso.
Ermanno in più di un`occasione assume il ruolo sostitutivo come, ad esempio, in King Kong ha gli occhi lucidi in cui il clarinetto sorregge il tutto con un riff  a note accoppiate e progressive in sintonia (ma non all`unisono) con il drumming. Il trio diventa quasi un quartetto con il legno che gioca due ruoli.
In A sort of dance la quadratura in 4/4 iniziale del drumming, mantenuta in tutto il brano, viene sfumata ed alleggerita dalla stravaganza ritmica della melodia dell`armonica e dalle "puntualizzazioni" del clarinetto, il tutto a creare un cammeo talmente intrecciato da dare la sensazione a chi ascolta di galleggiare.

Ulteriore elemento da evidenziare é l`organizzazione del combo, tutt`altro che scontata nella divisione dei ruoli.

Gli artisti pare giochino a staffetta nel distribuirsi le funzioni; in Pack clarinetto e fisa si rilanciano il tema per poi svilupparlo mentre la batteria opera in modo "sparso", paradossalmente smussando gli stop and go dei due compagni.

In Lontano, infinitamente lontano si ha un 2/4 certamente non da marcetta visto l`ampio ricorso al legato che scavalca più battute e il ruolo di collante che il clarinetto gioca con le tre note che sospendono la quarta: un bell`effetto.
In Askja, brano tratto dal bellissimo Bjork on the Moon (2012) che richiama il celebre vulcano islandese, tutti sembrano giocare sulla stessa trama ritmica per poi lanciare una fase impro più libera.

A parere di chi scrive il punto più alto che sintetizza tutte le caratteristiche del lavoro é Atea preghiera, tratto dal disco Borderline (2014) che rappresenta una vetta nella produzione dell`artista gallaratese; il tema viene introdotto da un eccellente clarinetto basso che esalta una componente spirituale quasi fosse un violoncello e solenne come un organo. L`alternanza a canone con la fisa e il delicato sostegno del drumming ricapitolano quanto sopra esposto.

Riprendendo la citazione iniziale dobbiamo però introdurre una componente di diversa visione; non pare musica per il teatro dell`assurdo, c`é logica nel tutto e non evoca la vita come un dramma senza senso. Tensioni sì, disperazione no.

Un altro pilastro del jazz nazionale interviene nelle note del disco; Paolo Fresu parla di "...risultato strabiliante nonché nuovo e inatteso".

Non diremmo così; é un`ennesima faccia di un poliedro molto sfaccettato che ogni volta gratifica ma che non lascia l`impressione dell`imprevisto. E` un`ulteriore puntata di una bella avventura che speriamo duri a lungo. Alla prossima....

Track List

  • Sonnambuli (che si cercano)
  • Pack
  • King Kong ha gli occhi lucidi
  • Ul Giuan Marcora
  • A sort of dance
  • Lontano, infinitamente lontano
  • Askja
  • Atea preghiera
  • Bjork on the moon