City of Dreams<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz − Tributo

De Aloe - Cominoli - Zanchi

City of Dreams

2017 - Abeat
09/04/2018 - di
Recensire lavori come questo City of Dreams é un problema; l`incrocio tra l`importanza dell`artista destinatario e quella degli interpreti pone sempre il dilemma di distinguere, o quanto meno di individuare, i pesi specifici dei diversi interventi pena il travisare il senso e l`esito del lavoro.

Infatti da un lato ci troviamo dinnanzi Garrison Fewell, gigante della chitarra jazz purtroppo scomparso di recente, che ha lasciato un profondo segno nell`interpretazione del proprio strumento; partendo da uno stile "stride" per arrivare a una approccio "melodico-armonico" Garrison é stato anche un didatta di altissimo livello con una preziosa eredità conseguente alle sue grammatiche musicali.

D`altro canto abbiamo artisti della levatura di Max De Aloe (armonica cromatica e accordion), Attilio Zanchi (contrabbasso) e Lorenzo Cominoli (chitarra)  che non rappresentano propriamente dei rincalzi nel genere; la bilancia quindi va tarata bene per riconoscere le giuste misure di quello che, a tutti gli effetti, non si limita ad essere un tributo ma propone anche risvolti personali degli estensori dell`opera.

Visto come lavoro del combo questo disco non lesina le ben note qualità dei titolari: dinamiche controllate in equilibrio tra raffinatezza e profondità, lirismo e melodie che tengono l`ascoltatore legato ai brani, sobria eleganza ritmica, geometrie efficaci nelle interazioni continue all`interno del trio, strutture chiare anche se flessibili, capacità di elaborare senza divagare. Già questi aspetti giustificherebbero l`avvicinarsi a questa arte in grado di attrarre per una accessibilità che va di pari passo alla qualità.
Ma limitarsi a questo non sarebbe sufficiente, si perderebbe sia il senso del lavoro che il gusto ed il divertimento derivante da un`effettiva comprensione dell`offerta artistica.

A parere di chi scrive la chiave sta nel riuscire a gettare un ponte tra il patrimonio di Fewell, motore originale del disco, e la dimensione musicale degli artisti che ne propongono la loro visione. Questo impone un percorso comparativo che anche se (probabilmente) faticoso assicura soddisfacenti risultati.
I tre musicisti hanno dalla loro trascorse collaborazioni e studi con Fewell; questo conferisce loro la consapevolezza di quello che stanno facendo e di quello di cui stanno "parlando". I brani rispettano la matrice originale, risultano tutti riconoscibili ma la rielaborazione é affascinante, densa di significati e molto efficace.  

Si parte con Beatrice di Sam Rivers, scelta che in prima battuta può apparire imprevista data la fama di avanguardista del sassofonista; occorre però ricordare che questo brano appartiene a un momento iniziale della sua traettoria ( é tratto da Fuchsia Swing Song del 1964, ancora lontano dalla fase "loft" degli anni `70) ed é diventato uno standard che, grazie al suo carattere vagamente modale ma rigorosamente melodico, ha avuto numerosissime interpretazioni e fu assai apprezzato da Garrison. L`esecuzione in chiave di ballata senza tempo proposta dal trio ne esalta la dimensione evocativa e melodica conservando quelle leggere derive armoniche che, probabilmente, affascinarono Fewell.

Sempre in materia di riconoscibilità e di rielaborazione é interessante sottolineare gli episodi di Hearing Things e di A Reason to Bilieve. Tratti dal disco Red Door Number 1 (2003), in cui Zanchi fu parte attiva, rappresentano al meglio questo binomio. La continuità appare garantita proprio da Attilio che nel suo ruolo  tiene fermo il timone della base armonica con la solita eleganza. L`assenza della batteria consente schemi più fluidi a vantaggio di un concetto più latino della ballata; la mancanza del piano in Hearing Things alleggerisce alcuni schemi blues e swing originari mentre, quasi paradossalmente, il ruolo originale della chitarra viene assunto dall`armonica e  Cominoli sostituisce le tastiere dando vita a un rimescolamento dei ruoli assai interessante.
Proprio questa revisione delle funzioni strumentali rappresenta uno degli elementi più affascinanti del lavoro che in A Reason to Believe prendono vita nell`alternanza tra armonica e chitarra, quasi in un gioco  a rimpiattino di fughe e staffette vissuto con intimità. Anche il timbro più liquido delle corde gioca a favore di questo effetto.
 
Una maggior rielaborazione é presente in altri momenti del disco. Ad esempio Dance on Moroccan Veil, originariamente inciso in un disco del bassista Marcello Sebastiani (Duets, 2012) in duetto tra lui e Fewell, é qui eseguito dal trio che arricchisce i colori grazie all`arco del basso, all`accordion, a qualche intervento di elettronica con echi e a maggiori accenti sulla punteggiatura; dall`oriente di vira con chiarezza al mood mediterraneo e la personalità degli artisti risulta più incisiva nella riproposta.
L`esempio più efficace in termini di personale riesecuzione é, ad avviso di chi scrive, rappresentato dalla title track. Nella versione originale City of Dreams (2011) presenta un carattere  frizzante con il soprano di Tino Tracanna, non a caso ospite per l`esecuzione di questo brano, e una struttura bop basata sui rilanci ai diversi solisti e su di un intervento del piano cromatico e swingante; nella rielaborazione il ritmo é rallentato, lo swing é basato più sulla flessibilità del fraseggio che sul beat rubato e anche la pronuncia di Tino pare più meditata, il crescendo di Max é più graduale rispetto alla chitarra dell`originale quasi a voler evocare la Città dei Sogni.

Qui sta il sostanziale valore aggiunto del disco: artisti che, conoscendo oggetto e soggetto del lavoro, sono in grado di rendere una versione rispettosa dell`artista tributario ma anche profondamente personale.  Un`opera con valore sia celebrativo che creativo, da conoscere in tutte le sue radici e ramificazioni.

 

Track List

  • 01 Beatrice
  • 02 Hearing Things
  • 03 Blue Night in Fez
  • 04 Red Door Number 11
  • 05 A Reason To Believe
  • 06 Insatiable
  • 07 Dance of Moroccan Veil
  • 08 Johnny Come Lately
  • 09 City of Dreams
  • 10 Are You Afraid of Dark?