Smoke Steel and Hope<small></small>
Americana − Songwriting

Dave Muldoon

Smoke Steel and Hope

2018 - Prismocapo
07/11/2018 - di
A nove anni da Little Boy Blue, il suo disco di esordio prodotto da Cesare Basile,  Dave Muldoon , artista  americano (New York) e di origine  irlandese,  che vive in Italia dal 2000 e ormai  milanese di adozione,  ritorna con un nuovo disco, Smoke Steel and Hope , che profuma di musica “americana”  e di influenze di grandi artisti come Bob Dylan, Tom Petty e  Bruce Springsteen.  Il risultato è un album che attraversa con facilità e semplicità vari  generi musicali  dal folk-rock , al rock, toccando anche gospel , blues e pop. 

Dopo l’interessante debutto, ecco quindi un lavoro lungamente atteso,  molto curato e ben suonato, che vede la presenza di importanti ospiti come Lino Gatti alla batteria (The Winstons), Milo Scaglioni al basso, Roberto Dellera (The Winstons, Afterhours), Chiara Castello (I`m Not a Blonde) e Micol Martinez ai cori.

Dotato di una voce calda e roca, Dave Muldoon  coniuga mirabilmente  lo story-telling e il song- writing di stile americano con il sentimento e la liricità tipicamente italiana, attraverso dieci brani tutti di buona fattura  dove ci sono anche momenti psichedelici, suoni desertici e tastiere anni ’80 che  danno un tocco di diversità, con testi introspettivi, pervasi da una sottile malinconia, che parlano con semplicità di quotidianità e piccoli/grandi problemi delle persone.

L’album inizia con Die for You , ricco di sonorità folk-rock  che setta subito il mood del disco, seguito da New York City Life, il primo singolo del lavoro e grande brano che mostra le notevoli capacità di Dave Muldoon, una toccante melanconica ballata notturna, tra pianoforte, tastiere  e chitarra western.  Nothing at All, lenta e sinuosa, ha suggestive  atmosfere tra Hammond e cori gospel,  e sembra essere una hit  degli anni ‘60, mentre Mountain è una  ballata impreziosita da un delizioso fingerpicking su un tappeto di chitarre e tastiere psichedeliche.

Da segnalare anche Horizon potente ed elettrica,  dall’ossessivo riff chitarristico che sembra uscito da un disco di Tom Petty, Dancing , allegra e spensierata, con suoni mexican-folk  che richiamano alla mente i Calexico, Long Time  che rappresenta il momento più epico e rock del lavoro, e On the Radio, forse il brano migliore del disco dove aleggia la presenza di Bruce Springsteen, in bilico tra  le sue suggestioni gospel , tra cori e organo, con un trascinante finale.   

Un disco fresco e brillante, estremamente gradevole, tradizionale  e moderno allo stesso tempo nella sua essenzialità, che  ci fa viaggiare nei luoghi sempre sognati di una America polverosa, epica e mitizzata da film, musica e libri.

Se fosse arrivato da  oltreoceano avrebbe avuto sicuramente un impatto maggiore, ma ricco com’è di  belle canzoni il lavoro ci è decisamente piaciuto, e speriamo di non dover aspettare cosi tanti anni per il prossimo disco, perché Dave Muldoon ha talento e merita una maggiore attenzione da parte di un pubblico più vasto. 

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Track List

  • Die For You
  • New York City Life
  • Nothing at All
  • Destiny‚Äôs Child
  • Mountain
  • Horizon
  • Dancing
  • Long Time
  • On the Radio
  • Get What You Need