The central park concert<small></small>
− Americana

Dave Matthews Band

The central park concert

2003 - RCA
17/04/2004 - di
Lo avevamo lasciato nel desolante “Some devil”, dove aveva tentato di alleviare la sua solitudine da solista con arrangiamenti orchestrali. Lo ritroviamo nel mezzo di Central Park, attorniato da almeno un centinaia di migliaia di persone e dalla sua band.
Dave Matthews gioca in casa, a New York City, in mezzo al suo pubblico, alle sue migliori canzoni e soprattutto di nuovo alla guida dei perfetti ingranaggi della DMB. È vero che questo è l’ennesimo disco dal vivo della DMB negli ultimi anni e bisogna ammettere che le scalette non differiscono abbastanza per giustificare una tale abbondanza di pubblicazioni live. Ma è altrettanto vero che “The Central Park Concert” è la testimonianza di un grande concerto: sarà l’occasione, unica anche per uno come lui, di suonare a Central Park, sarà il fatto che la DMB è una band da godere soprattutto live (lo dimostrano le cifre impressionanti dei loro concerti negli States), ma questi tre cd vanno oltre ogni supposizione e si collocano come necessari nella discografia della band, un gradino sotto solo a “Live at Red Rocks”. Niente orchestra, niente fiati, niente coriste: “solo” la DMB. È questa la forma in cui le canzoni di Dave Matthews trovano l’espressione migliore, energica e sfavillante. Dovrebbe averlo ormai capito lo stesso Dave Matthews, al di là delle presunte esigenze artistiche che lo hanno portato a cambiare produttori, suoni e musicisti. Si intuisce subito dalla durezza di “Don’t drink the water” che la serata del 24/9/2003 ha goduto di un’intensità speciale: la band è un tutt’uno con il suo leader, con il suo pubblico e con la città di New York, più volte nominata, invocata, incoraggiata. Dal rap labiale che fa da medley tra “So much to say” e “Too much” all’improvvisazione con cui cresce “Dancing nancies”, Dave Matthews canta coinvolto come poche volte lo abbiamo sentito e visto (è consigliata l’edizione in dvd).
L’ispirazione deve essergli derivata dall’importanza data all’evento e deve aver contagiato tutta la band, tanto che anche i “soliti” cavalli di battaglia arrivano in versioni più che mai sentite: “Two step” tocca quasi i diciannove minuti, dopo esser stata introdotta da un assolo di basso molto soulful.
Essendo il piano di Butch Taylor un membro fisso della band, l’unico ospite della serata è Warren Haynes: la chitarra di Gov’t Mule e Allman Brothers si prodiga soprattutto in “Cortez the killer”, brano che non si adatta allo spirito della DMB, ma che taglia comunque l’aria con la sua epica arrugginita. In realtà sul palco ci sono poi tutti i presenti a Central Park: li si sente nel botta e risposta con Dave Matthews e negli slanci improvvisati che portano “For what it’s worth” a far parte di “Jimi thing”. Tra gli highlights anche una splendida “What you are”, con una tensione che non le conoscevamo e un intro vocale arabeggiante, ma la sorpresa più grande è un’altra: Dave Matthews ha ritrovato la DMB nella sua forma migliore. Non che l’avesse mai perduta, ma le sue ultime prove in studio avevano destato più di un sospetto.

Track List

  • Cd triplo