Just in time for something<small></small>
Americana

Damien Jurado

Just in time for something

2004 - SECRETLY CANADIAN
01/04/2005 - di
Damien Jurado ha cominciato molto presto a strimpellare la chitarra. Il suo primo disco del 1997, “Waters Ave. S.”, aveva rappresentato l’emergere di un folk singer proveniente dalle scene punk e hardcore con molto stile.
Dopo una pausa di cinque anni esce “I Break Chairs”, album che lascia un po’ in disparte la sua recente storia neo-folkie, per ritrovare nella produzione un vecchio amico, Dave Bazan (Pedro The Lion), e virare così il suono verso il rock.
Dopo questo periodo di stacco per Jurado è stato un continuo susseguirsi di uscite discografiche. Nel 2003 esce ben due volte, prima con “Where Shall You Take Me?”, una raccolta di dieci vignette di Raymond Carter, e poco dopo con l’EP “Holding His Breath”, disco molto intenso che apre la strada per questa ultima fatica “Just in Time for Something”.
Entrambi gli album infatti sono delicati e fragili, condividono tematiche tipiche dell’emergente poetica di Jurado, fatta di impressioni agrodolci, storie che narrano di morte, novelle amare che il cantautore trasforma in ballate d’altri tempi che si muovono nell’atemporalità delle parole e nella circolarità delle musiche, sempre molto essenziali.
In “Just in Time for Something” di essenziale ci sono le storie e l’alone in cui sono avvolte.
Il suono immerge l’ascoltatore in un clima datato 1960, ricorda i suoni di Alan Lomax, grazie anche all’utilizzo di una strumentazione, che si riduce poi ad essere la sua chitarra e l’amplificatore, molto “vintage”. Questo conferisce un suono molto caratteristico, caldo e opaco.
I microfoni ed il suono creato riportano alla mente una breve storia fatta di “home recording” con due tappe essenziali su cui soffermarsi: negli anni trenta Robert Johson e negli anni sessanta Nick Drake.
Se la prima impressione è quella di un tuffo all’indietro, in qualche modo giocato anche dai sensi, che funge da boccaccesca cornice alla fruizione del disco, una volta entrati in contatto con i cinque brani l’ottica cambia.
“Just in Time for Something” risulta comunque una “lezione” un po’ pedante e faticosa sugli anni sessanta, in cui viene esplicato il modo di suonare e registrare in casa.
Faticoso sì, ma non privo di qualità. Ne è prova “Night Out For The Downer”, una canzone dalle movenze molto delicate, che riesce a ricordare veramente Drake, non “facendo il verso” ad un’epoca ma per le capacità melodiche dell’autore.

Track List

  • SMITH 1972|
  • MOTION SICKNESS|
  • NIGHT OUT FOR THE DOWNER|
  • PRICES|
  • ENGINE FIRE

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