In the Shape of a Storm<small></small>
Rock Internazionale − Songwriting − Indie Folk

Damien Jurado

In the Shape of a Storm

2019 - Mama Bird Recording Co. / Loose Music
26/04/2019 - di
La malinconia di queste dieci canzoni è talmente dolce da non lasciare scampo. La voce di Damien, accompagnata soltanto dal suono delicato della chitarra acustica, seda omeopaticamente il male di vivere. Solo ballate, come già in And Now That I’m in Your Shadow (2006) e ancor prima in Ghost of David (2003), prive però stavolta di qualsivoglia arrangiamento e orchestrazione che dia corpo e colore allo scheletro delle composizioni. Anche sussurrasse le sue liriche in lingue sconosciute, basterebbe l’effetto struggente delle sonorità per abbandonarsi alla resa, per sorridere delle futili ambizioni, per riconoscere la vanità del tutto. La comprensione dei testi aggiunge tuttavia consapevolezza al piacere sofferto che la musica di In the Shape of a Storm immediatamente regala. Fin dalla dichiarazione di intenti collocata in apertura del disco, infatti, appare chiara l’esigenza di raccontarsi senza infingimenti, a cuore aperto, non nascondendo nulla (“There is nothing, nothing left to hide” – Lincoln). Non si cela dunque la disperazione per la perdita di qualcuno che se n’è andato per sempre: in questi casi non vi è consolazione alcuna, e neppure il tempo curerà le ferite (“Time does not heal / Everything an end” - Silver Ball). Non vi è neppure pudore nel rievocare la purezza di un’amicizia antica, preadolescente, e nel ricordare il necessario confondersi e fondersi nella natura, consci della propria irrilevanza (“Floating like grass, indecisive / My body is a passing leaf / Dead as it hits the ground / Useless to nature`s need” – South). Tale afflato panico si rileva anche in altri momenti del disco, come quando l’io lirico immagina di manifestarsi alla donna amata in forma di temporale (The Shape of a Storm), o di concludere tra le onde dell’oceano un’esistenza insignificante perchè senza amore (Throw Me Now Your Arms). 

E in effetti, nella poetica di quest’opera di Jurado, è sempre e solo l’amore a dare un senso alla vita. Si tratta di un sentimento tenacemente ancorato alla forza del passato (“I still go on seeing you as mine / Just not at the present time” - Anchors), che in nessun caso ci si rassegna a perdere (“Though I`ve tried to untie from your anchor I can`t / I am no good at giving up” – Hands on the Table, apparsa originalmente, in una versione a suo tempo arrangiata con numerosi strumenti, nella colonna sonora del film Tumbledown). L’amore rende terribilmente romantici, capaci di imprese favolose (“I would walk the Earth / To see you smile / Push back the sky and the stars / To light my way home” - Oh Weather). Amore è vagheggiare la compagnia di chi si ama (“At the end of my day / All I want is you” – Newspaper Gown), laddove lo stare insieme alla persona adorata è l’unica cosa che conta (“When I turn to you and say / «This is how I want my day / Spending every moment at your side»“- Where You Want Me to Be). 

Reduce da un decennio di produzioni discografiche in cui la vena (alt-)folk era stata mascherata dalla lussuosa e psichedelica produzione di Richard Swift – grandissimo amico di Jurado, scomparso nel 2018 -, Damien segna con In the Shape of the Storm un netto distacco sia dalla visionaria Maraqopa trilogy che dal recente (era uscito solo undici mesi fa), ottimo e autoprodotto The Horizon Just Laughed.  Qui ci troviamo di fronte a un Damien Jurado in purezza, che distilla dieci canzoni dimenticate del suo repertorio pressato da un’urgenza di testimonianza. Lo storyteller di Seattle (ora per la verità traslocato a L.A.) ha registrato i ventisette minuti di durata del disco in un paio d’ore, e l’unico altro strumento che fa capolino, e solo negli ultimi quattro brani, è la chitarra acustica di Josh Gordon. Mai come in questo album la voce di Jurado rimanda a quella di Nick Drake, un modello che si era appalesato in modo evidente già nei due dischi incisi alla fine degli anni Novanta, e che era tornato a imporsi in The Horizon Just Laughed. Come il grandissimo folk singer inglese, anche Jurado si muove con levità, in punta di piedi, in una dimensione intimamente atemporale.

 

Track List

  • Lincoln
  • Newspaper Gown
  • Oh Weather
  • South
  • Throw Me Now Your Arms
  • Where You Want Me to Be
  • Silver Ball
  • The Shape of a Storm
  • Anchors
  • Hands on the Table

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