Nobody Lives Here Anymore<small></small>
Americana • Rock

Cut Worms Nobody Lives Here Anymore

2020 - Jagjaguwar

01/12/2020 di Helga Franzetti

#Cut Worms#Americana#Rock

Max Clarke con i suoi Cut Worms è una macchina del tempo. Ascoltando il suo Nobody Lives Here Anymore la sensazione è quella di ritrovarsi a galleggiare in un etereo trascorso, su calde e confortanti melodie. Devoto alle sonorità del rock più classico, il cantautore di Brooklyn è in grado di trasfigurare nelle sue canzoni quella dimensione invitante e domestica di un pomeriggio d’autunno fra pensieri gentili e sognanti. Una voce perfettamente in sintonia con il clima cortese delle armonie al confine tra un languido rock anni 50, un cantilenante folk anni 60 e le migliori intenzioni dei cantautori del decennio successivo, ai margini di un mondo musicale che sembra apparire familiare in ogni angolo. Sentori beatlesiani, come nella costruzione delle voci di backup in Always On My Mind, o il pop melodico d’altri tempi di Sold My Soul, ma anche riverberi dall’eco scavato in A Love So Fine, un poco di teatralità in Gold Bless The Day e immagini di ricordi nemmeno troppo distanti di Harry Nilsson o gli Everly Brothers in Veteran’s Day.

Un impasto fatto a mano con cura, lievitando su attimi di quiete e a ritmi pacati. In cammino da sette anni, Nobody Lives Here Anymore rappresenta il capitolo successivo a Hollow Ground del 2018, a sua volta preceduto da un EP, Alien Sunset l’anno addietro, contenente la wilsoniana (Brian) Like Going Down Sideways, più che altro un esperimento compositivo e, come dice Max stesso, un processo per imparare a registrare, avendo effettuato l’intera operazione su un 8 tracce nel suo appartamento.

Il secondo disco del musicista statunitense pattina sulla superficie della cultura musicale americana, graffiando lo stile di vita consumistico di un Paese ormai artefatto e il modo in cui viene visto e plasmato il mondo oggi. Clarke sceglie di fare tappa a Memphis e di mettere su un doppio disco con ben diciassette brani che stavano lì solo pronti a farsi ascoltare. Scremando da una lista di trenta pezzi, nati su quaderni di viaggio tra un tour e l’altro, Max si mette al lavoro con il batterista Noah Bond e la compagna da sempre Caroline Gohlke e con l’aiuto del produttore Matt Ross-Spang impastano i suoni con l’intervento di fiati, archi, pedal steel, candidi pianoforti e spruzzate elettroniche.

Senza percorrere sentieri troppo distanti da quella che sembra una strada sicura e tranquilla, la linea melodica si srotola partendo dai profili delle dolci colline arrotondate di Last Words To A Refugee, per svolgersi attorno a paesaggi country, tra i solchi di bacchette e basso di The Heat Is On, passando per viottoli a 45 giri, romantiche ballate come Walk With Me, e tramonti stregati con The Golden Sky.

Tempi scanditi e mai fuori posto, danno armonia alle canzoni cantate, All The Roads con i suoi cori doo woop ne è l’esempio finito, le corde si intrecciano a una voce morbida che si modella e accompagna sinuosamente la musica senza mai perdere l’equilibrio. Una piacevole atmosfera regna sull’intero scorrere dei brani, infusa dalla passione che Clarke trasmette in ogni canzone, da sanguigno e autentico cantautore in grado di mettere perfettamente in ordine pensieri ed emozioni. Unico pericolo i settantasette minuti forse un po’ troppo allineati, tra candore, genuinità e spensieratezza, quando a qualcuno potrebbe mancare un po’ di caffeina. Un disco agrodolce, dal sapore immediato, dedicato ad animi nostalgici ma che potrebbe ammaliare chiunque con le sue deliziose atmosfere musicali ad accarezzare le note dell’intero album. In un tranquillo pomeriggio da riempire di sentimenti.

Track List

  • The Heat Is On
  • Unnatural Disaster
  • Last Words To A Refugee
  • All The Roads
  • Every Once In A While
  • Looks Like Rain
  • A Love So Fine
  • Veteran`s Day
  • Sold My Soul
  • Castle In The Clouds
  • Baby Come On
  • Walk With Me
  • I Won`t Get It Right
  • Always On My Mind
  • The Golden Sky
  • God Bless The Day
  • Cave Of Phantoms