Coming in Hot<small></small>
Jazz Blues Black − Blues

Coco Montoya

Coming in Hot

2019 - Alligator Records / IRD
21/10/2019 - di
Cuffie in testa, si parte, sul piatto c’è Coming In Hot nuovo lavoro di Coco Montoya, che segue il pregevole Hard Truth del 2017. Un altro gioiellino di casa Alligator della quale Montoya è cavallo di razza.  Il chitarrista di Santa Monica California è figura nota tra gli appassionati, tuttavia, senza dilungarci troppo, doverosi sono alcuni cenni sull’autore a beneficio di chi non sa di chi stiamo parlando.

Coco Montoya parte giovane. Come tanti si avvicina al blues attraverso il rock e lo rivisita con gli occhi le mani della sua generazione. Inizia con la batteria e se la cava bene. Viene apprezzato da Albert Collins che lo vuole con lui in tournée, e scusate se è poco. Con il vecchio bluesman nero ha modo di avvicinarsi, di vedere quel modo di suonare la chitarra. L’interesse per questo strumento si approfondisce, si affina sotto la guida e gli insegnamenti del texano. Quello stile potente rimarrà per sempre come un imprinting nel chitarrismo mancino di Montoya, ivi compreso in Coming in Hot.

Di lui si deve aggiungere che fondamentale fu l’esperienza con John Mayall, il quale dopo una pausa di quindici anni a inizio anni ‘80 rimette in pista i Bluesbreakers. Mayall ha modo di ascoltare Montoya in un bar di Los Angeles, ne rimane impressionato, gli propone di unirsi a lui. Montoya coglie l’occasione al volo, è la possibilità di lavorare con un musicista che fa scuola ed ancora sull’onda del successo. John Mayall dalla sua rilancia una formazione che aveva avuto gran seguito e al contempo risolve il problema di riempire la voragine immaginativa lasciata aperta dalla dipartita di Eric Clapton prima e di Peter Green, Mick Taylor poi. Un apporto, quello di Montoya con John Mayall, che andrebbe fortemente riconsiderato. 

Ma torniamo a Coming in Hot. Il blues che sprigiona è moderno, l’impatto all’ascolto ottimo, registrazione e missaggio perfetti. Un blues fresco, a tratti, decisamente rock. C’è feeling tra testo e chitarra. Lavoro che scorre fluido, omogeneo, suonato alla grande, che si fa ascoltare e riascoltare, la base ritmica è perfetta e potente. E’ un disco di fattura elevata che in almeno tre brani si avvale di due chitarristi ritmici sebbene sia sempre il solismo di Montoya a non deludere. 

Non di meno Montoya si distanzia dalla tradizione dei padri come Muddy Waters, Willie Dixon, Howlin Wolf. Coco Montoya è un bianco di California, sa di mare dell’Ovest, roba fina.  Così Coming In Hot riflette brani di eccellente fattura, levigati a dovere da una voce profonda, ispirata e soprattutto impreziositi da una chitarra complessa, variegata. Quasi l’ennesima conferma che John Mayall vide giusto quando volle con lui questo guerriero di strada.

A voler entrare nel merito del disco, il primo brano, Good Man Gone, va via spedito, gradevole, coinvolgente, il basso è in grande evidenza come del resto deve essere nel blues anche quando in chiave moderna. Segue Coming in Hot il brano che è anche titolo dell’album e firmato a due mani da Coco Montoya e Dave Steen. E’ un blues trascinante, veloce, vola via ed è piacevole da ascoltare. Stop Runnin’ Away From My Love è un tempo in quattro quarti, bello, solare, invita al ballo, a muoversi.  Light Are on but Nobody’s Home è uno slow blues suonato da maestro. L’esercizio slow, nel blues, è sempre un banco di prova della profondità d’animo di un chitarrista, il cimentarsi in qualcosa di mai banale e nel caso in questione sono fulmini di Zeus, rasoiate, ma anche il sapiente contrappunto di carezze e sussurri.  Un piano e un forte che la linea di basso tiene assieme presentando il conto di una straordinaria bravura. Montoya è una sicurezza.  

Albert Collins diceva di lui: “il canto è sincero, la chitarra è spietata come una malvagia bruciatura ghiacciata, Montoya oscilla come un jazzista ma punge come una freccia”. Davvero uno degli artisti più dotati della sua generazione. Tra i pochi che sa unire potenza senza perdere controllo, lezione degna della scuola dei grandi.

Di Coming in Hot non si vuole andare oltre, il resto scopritelo Voi. Se potete, sedetevi, preparate un buon aperitivo e godete in buona compagnia il suono di questo splendido chitarrista.

Buon Ascolto.

Track List

  • Good Man Gone
  • Coming In Hot
  • Stop Runnin’ away from my love
  • Lights Are On But Nobody’s Home
  • Stone Survivor
  • What Am I?
  • Aint It A Good Thing
  • I Wouldn’t Wanna Be You
  • Trouble
  • Witness Protection
  • Water to Wine