NEW FRAGILITY<small></small>
Rock Internazionale • Alternative • pop, rock, lo-fi

Clap Your Hands Say Yeah NEW FRAGILITY

2021 - CYHSY Records

24/02/2021 di Alfonso Fanizza

#Clap Your Hands Say Yeah#Rock Internazionale#Alternative

Sono passati più o meno la bellezza di quindici anni, era il 2005, da quando una giovane band indie – rock, proveniente da Brooklyn (New York) e dal curioso nome, aveva sbalordito la scena musicale con il loro omonimo disco di debutto: un disco destinato a lasciare un segno indelebile nella scena indipendente degli anni zero.
L’omonimo disco autoprodotto dei Clap Your Hands Say Yeah, guidati dal talentuoso Alec Ounsworth, divenne un vero e proprio caso discografico che portò ad appassionare a un nuovo sound una moltitudine di fan in giro per il mondo e, di conseguenza, dimostrò come la band newyorkese rappresentasse la perfetta creatura indie – rock che incarnava lo standard da seguire in termini di sound, etica Do It Yourself e lavoro per centinaia di band indipendenti.

In tutti questi anni, anche se con risultati non sempre entusiasmanti, i Clap Your Hands Say Yeah non hanno mai smesso di produrre nuova musica sempre improntata all’indipendenza nella realizzazione e nella distribuzione. Adesso, con il solo Ounsworth rimasto della formazione iniziale sono tornati con un nuovo interessante lavoro, il primo dai tempi dell’acclamato esordio, d’altra parte quel disco rimarrà il loro capolavoro difficilmente replicabile.
Ispirato dalla lettura del racconto Per sempre lassù di David Foster Wallace, contenuto nell’antologia Brevi interviste con uomini schifosi, il nuovo New Fragility è un disco che nasce da motivazioni politiche, caratteristica non del tutto inusuale per Ounsworth, il quale aveva già, in passato, dimostrato con Upon This Tidal Wave of Young Blood, brano decisamente incentrato sul fallimento della democrazia americana: "There is danger in the night/ There are things we can’t control but/ Will we give ourselves a fright/ When we become less than human?/ There are people who say why, oh why, oh why? Now there are other ways to die, oh why, oh why/ Oh why, oh why?”.


Anche in New Fragility possiamo quindi scorgere questa attitudine, lo dimostrano canzoni come Hesitating Nation nel quale trasmette il proprio disappunto verso quella mentalità di andare sempre avanti a tutti i costi, senza pensare a chi rimane indietro (“All of the innocents we've yet to cast out/ In a hesitating nation on the way to nervous breakdown”), e Thousand Oaks dove parlando di un fatto realmente accaduto nel 2018, la sparatoria di Thousand Oaks in California in cui morirono 13 persone, denuncia “l’impotenza del governo americano di fronte a certe tragedie, non facendo nulla per il controllo delle armi”, e che ci riporta alla mente anche le immagini di Capitol Hill.
Le canzoni sono anche impregnate di altre tematiche che riguardano la sfera privata del musicista (l’aver dovuto affrontare un divorzio) come la crisi personale descritta in “Mirror Song” (“Where to begin?/ Let's see, describe to me your injury in a drunken late-night text/ You've been hurt before and now want more/ You can count on me to join you under the wreckage”), sfociata nella ricerca dimensionale ultraterrena, sciamanica, di Where They Perform Miracles: “Ma questa è solo la fonte d’ispirazione, la canzone in realtà parla di sentimenti. Sono io che cerco di rispondere a una domanda: come trovare delle vie alternative quando si tratta di salvare una relazione?”.

New Fragility è un disco pregno di tensione emotiva che rimanda inequivocabilmente, per sound e atmosfere, a quel fondamentale primo disco, infatti nei brani si percepisce molto l’influenza sonora “passata”, e bisogna dire anche con ottimi risultati.
Dieci composizioni marcate dalla peculiare cantilena nasale tipica di Ounsworth, una voce a tratti stonata ma pur sempre coinvolgente, canzoni immerse in atmosfere lo – fi che mostrano una spiccata ispirazione compositiva ed espressiva, alternata tra canzoni più veloci dai toni decisamente rock e malinconiche ballate indie – pop: situazioni più intime e cantautoriali, in chiave americana, come la struggente ballata Dee, Forgiven, nel dream – pop di CYHSY, 2005 o nel brano Mirror Song delineato da un piacevole arrangiamento d’archi. Menzione d’obbligo anche per If I Were More Like Jesus che chiude il disco, una piano ballad in stile Daniel Johnston, un vecchio brano registrato dal vivo a casa con un mangianastri (lo si può dedurre dal click iniziale e finale), ri-arrangiato e registrato al pianoforte ed incluso perché sembrava adattarsi al messaggio complessivo dell’album. Sul finale della canzone, Ounsworth fa un chiaro riferimenti alla canzone Borrowed Time di Neil Young: “I’m climbin’ this ladder/ My head in the clouds/ I hope that it matters/ I’m havin’ my doubts”.

New Fragility rappresenta una rinascita artistica per Ounsworth e i Clap Your Hands Say Yeah.

Track List

  • Hesitating Nation
  • Thousand Oaks
  • Dee, Forgiven
  • New Fragility
  • Innocent Weight
  • Mirror Song
  • CYHSY, 2005
  • Where They Perform Miracles
  • Went Looking for Trouble
  • If I Were More Like Jesus