How this word resound<small></small>
− Italiana, Indie

Christian Rainer / Kiddycar

How this word resound

2008 - Fridge / Seahorse / Goodfellas
16/04/2008 - di
Il fatto che Kiddycar fosse una delle realtà più interessanti della scena indipendente italiana lo si poteva dare per certo dal loro esordio “Forget Abuot”, uscito per Seahorse lo scorso anno. Con questa collaborazione danno conferma di essere un gruppo maturo e formato, in grado di interfacciarsi con altri autori e di esprimere le proprie potenzialità anche in progetti laterali rispetto al loro percorso.
L’incontro in questione è con l’eclettico Christian Rainer, artista visivo, musicista, scrittore, regista e promoter, che avevamo incontrato in abito musicale sia in musiche per film, che per solo piano, che nel cantautorato acustico di cui ricordiamo il suo primo album “Mein braunes blut” del 2002.
I due si trovano musicalmente in una zona sonora delicatissima, aspetto estetico prevedibile vista la melodicità sottile dei Kiddycar e il camerismo di Rainer. Forse anche il plurilinguismo era prevedibile visto che già era presente in “Forget About” e che qui ritorna in modo evidente ricordando proprio per questo aspetto molte coppie di voci. Voci maschili e femminili importanti, da Leonard Cohen, senza concentrarsi così tanto sui cori, a Nick Cave.
L’avvicinamento delle due voci è giocato sul contrasto timbrico di un canto profondo come quello di Rainer con quello di Valentina Cidda, opaco, velato, ombrato che già aveva dato un contributo notevole nel caratterizzare il suono di Kiddycar.
Indubbiamente un disco del genere guarda a sonorità facilmente esportabili fuori dal panorama italiano e dal giro, anche se allargato, degli indipendenti. È un album dal respiro fresco ed “europeo” che raccoglie influenze che vanno dal folk dei Belle and Sebastian, a richiami più tradizionali in direzione inevitabile della chansòn francese e degli authòr/interpret alla Gainsburg, e che negli arrangiamenti riesce a tenere conto di tutto questo. Gioca abilmente fra l’acustico e l’elettronico; elettronica dosata e centellinata, accennata come del resto lo sono anche le dinamiche degli strumenti acustici, in particolari i fiati.
È un disco in cui la costruzione dei brani e in parte l’interpretazione ha una vicinanza marcata con gli autori sopraccitati: “Your big hands” è veramente un tre quarti alla Cohen, pur riuscendo, attraverso arrangiamenti sempre molto attenti a rinfrescare, ad alleggerire, a rendere più delicate le atmosfere e a dare ai brani una direzione propria.
Si può inoltre aggiungere che il disco abbia un’estetica ibrida, a cavallo fra varie ambientazioni che riesce a dosare, a giostrare con continuità emotiva.
“How this word resound” è un disco consigliabile senza riserve.

Track List

  • Dit de l’amour|
  • Birthday song|
  • Elsewhere|
  • Le temps du noircir|
  • Your big hands|
  • Le recette du Noël|
  • Simple and faithless|
  • Dit de la distance