Volver<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz − Bandoneon

Carlo Maver

Volver

2019 - VisAge
05/08/2019 - di
Operazione spirituale e culturale prima ancora che musicale questo Volver, quarta fatica del bandoneonista Carlo Maver che si conferma al vertice di questo strumento oltre che del flauto, oggetto dei suoi primi studi formali e utilizzato anche in questa opera sviluppata in formazione solista.

La citazione del bandoneon, oltre che la presenza di un brano di Gardel (Soledad), farebbe pensare a un lavoro imperniato sostanzialmente su schemi tangheri argentini; la deduzione é corretta solo in parte e comunque rappresenta una conclusione marginale dato che il valore del disco é altrove.
L`opera é certamente debitrice di alcune influenze sudamericane, principalmente riconducibili ad artisti quali Dino Saluzzi per via dell`interpretazione riflessiva, semplice ma profonda al tempo stesso. Tuttavia la cifra principale, conseguenza proprio di quella riflessività di cui sopra, sta nella ricerca del suono inteso come fenomeno fisico ed intellettuale che vive in simbiosi dialettica con i silenzi e le pause, che valica confini e frontiere.

La ricerca sonora potrebbe accostare il lavoro alla filosofia degli scultori del suono che hanno caratterizzato molto degli anni `90 ma, in questo caso, si beneficia del vantaggio di un minore astrattismo a favore di una percezione vissuta che riesce a coinvolgere l`ascoltatore sin dall`inizio, senza richiedere troppe acrobazie intellettuali.

A parere di chi scrive l`approccio al lavoro dovrebbe essere quello tipico di una "suite", cioé di una serie di brani scritti con una logica sequenziale con diversi movimenti e con ridotte variazioni di tonalità; in altre parole il ritmo può variare ma la logica delle composizioni é omogenea dando vita a un qualcosa di complessivamente organico, con un chiaro effetto di progettualità "concept".

Il gruppo dei primi quattro brani é ispirato al tango in cui la valenza del ballo é completamente assente a favore di una spinta antitetica che si sublima nella riflessione individuale; il culmine si raggiunge in Soledad, ove la composizione di Gardel é vissuta analiticamente con una bandoneon che consegna una sonorità da organo povero legata alle radici dello strumento; l`effetto é mantenuto in Fino alla fine in cui le variazioni ritmiche certificano quell`approccio da suite di cui si diceva aggiungendo una forte capacità narrativa.

La serie dei quattro pezzi successivi modula su unità quasi mistiche, dall`effetto andino quasi sciamanico del flauto in Llamada ai silenzi di C`era una volta e alle onomatopee di Terre vaste, il tutto con una coerenza rispetto alla prima fase assicurata dall`interpretazione del bandoneon in rilievo in Solo lunatica.
L`ascolto risulta grandemente facilitato e stimolato da questa gradazione di variazioni e continuità.

Preludio introduce poi alla fase successiva in cui predomina un senso di preghiera laica o di omaggio a etnie misconosciute come in Shardana (antico popolo sardo) e la conclusiva L`ultimo dei Morlacchi (altra etnia balcanica poco nota).

Un viaggio personale tra musica, storia e riflessioni personali che vale la pena di vivere sia per assaporare qualcosa di veramente inusuale che per partecipare a un`espressione artistica originale.

Assai consigliato, a certificazione che non tutto é stato detto.

 

Track List

  • Partenze
  • Da lontano / From afar
  • Soledad (Carlos Gardel)
  • Fino alla fine / Until the end
  • Llamada
  • C’era una volta / Once upon a time
  • Solo lunatica / Moody solo (Prestia/Maver)
  • Terre vaste / Vast lands
  • Preludio
  • Preghiera per Romualdi e Fabiani / Prayer for Romualdi e Fabiani
  • Mi picchi il cuore / You beat my heart
  • Shardana
  • Terre vaste ripresa / Vast lands reprise
  • Monodica / Monodic
  • L’Abbandono/ The Abandonment
  • L’ultimo dei Morlacchi / The last of the Morlacchi